Home Destinazioni Destinazioni Europa Europa Russia Russia Russia: Sulla Zeja ghiacciata Sulla Zeja ghiacciata

Sulla Zeja ghiacciata

Racconti e Articoli di Viaggio

Breve racconto sulla Russia dalla Siberia piĂą remota, quella del fiume Zeja ghiacciato, di Daniele ( info@solosiberia.it )

Sulla Zeja ghiacciata

Sito o fonte Web: www.solosiberia.it Arriva anche il giorno in cui posso coronare il mio sogno di passeggiare sopra ad un mastodontico fiume gelato. Olè!

Con Anastasija ed un amico ci dirigiamo a piedi fuori città, per arrivare poi nei pressi delle rive del fiume Zeja. Per prima cosa bisogna attraversare la ferrovia passando su di un sovrappasso, poi superare un bosco di betulle, poi ci si trova in cima ad una collina, da cui si vede lontano il bianco ghiacciato del fiume, infine oltrepassare la piana sottostante in cui si snoda la Zeja. Sono attrezzato per affrontare il percorso: cappello pesante, guanti pesanti, sciarpa pesante, piumino, maglione pesante, cappuccio, passamontagna, pantaloni-piumino, binocolo, macchina fotografica. Fino al termine del bosco il freddo è intenso ma non improponibile, d’altra parte siamo ancora riparati dalle piante e siamo ancora vicini al centro abitato.

Fuori dalla cerchia di alberi il vento si prende gioco di tutti i miei indumenti ritenuti caldi, infatti in cima alla collina si apre un vasto panorama verso nord est e da li arriva anche un’aria molto gelida. Il tempo di scattare tre-quattro fotografie e le mie mani hanno già bisogno di rituffarsi nei guanti; il binocolo è perfetto, si vede molto bene e lontano ma non è godibile il suo uso a causa dell’impossibilità a stare troppo tempo fermi ed esposti al vento. Scendiamo lungo il pendio innevato della collina attaccandoci ai rami più bassi degli alberi per non rotolare nella neve. La spianata senza vegetazione che porta verso le rive del fiume è coperta interamente dal ghiaccio (d’estate deve essere una zona paludosa) e spazzata da gelide folate, è abbastanza lunga da attraversare, anche perché bisogna camminare lentamente stando attenti a non scivolare. Questo luogo è desolante e triste, sembra privo di vita e di colori, un grigiore uniforme avvolge tutto nella sua monotonia.

Ci arrampichiamo su di una gobba del terreno e già da li riesco a vedere il fiume, manca solo un ultimo ostacolo per arrivarci: uno stretto passaggio su un ponticello di assi che si trova tre metri sopra ad un piccolissimo torrentello che però è “liquido” !!! Non riesco a capire come sia possibile, a pochi metri si trova un grande fiume interamente ghiacciato, mentre un corso d’acqua di un paio di metri di larghezza non è ghiacciato! Il ponticello è un po’ instabile e dobbiamo passarci uno alla volta, un tuffo nell’acqua corrente in questo momento significherebbe terminare immediatamente la nostra gita e forse anche perdere un arto per congelamento. Comunque supero anche questa e sono finalmente sulle rive della Zeja.

Un centinaio di metri più in là il torrentello appena superato diventa ghiaccio anch’esso, appena entra a contatto con l’enorme massa ghiacciata in cui si riversa. Qui il vento è cosi forte che bisogna urlare per parlarsi, gli occhi sono indolenziti dal freddo e gocciolano lacrime che diventano subito solidi pezzetti di ghiaccio. Ne vale comunque sicuramente la pena, la sensazione di vedere e “sentire” il fiume ghiacciato è straordinaria e ripaga di tutto.

Sono sopra ad un fiume siberiano gelato e questo mi lascia sbalordito (chi ci avrebbe mai pensato?) ed entusiasta. Il sibilo del vento mi affolla le orecchie, il freddo mi sta penetrando nelle ossa fino alla radice ma un senso di soddisfazione riempie i miei pensieri: anche questo obiettivo è stato raggiunto.

Per un attimo penso alle analogie con le sensazioni provate di fronte al deserto del Sahara in estate in Marocco, sensazioni opposte ma uguali nella loro estremità, stesse difficoltà di adattamento, stesso silenzio dei luoghi, stesso breve tempo trascorso ad osservare a causa delle avversità del clima, stesso desiderio di fermarsi a captare una specie di messaggio proveniente dalla natura; una voglia di contemplazione sciamanica, di annullamento e viaggio mentale per ore ed ore, una sorta di LSD congenito ai luoghi, che si sprigiona nell’attimo in cui si entra in sintonia con essi, per inebriare le menti dei nuovi arrivati. (Pubblicato il 20 gennaio 2006) - Letture Totali 10 volte - Torna indietro



Ti è stato utile (ti è piaciuto) questo contributo? Votalo!

Pagine correlate...


Russia: tutti gli articoli/racconti Russia: tutti gli articoli/racconti
San Pietroburgo: consigli (molto) utili San Pietroburgo: consigli (molto) utili. San Pietroburgo: alcuni consigli ai turisti italiani che hanno in mente di visitare San Pi...
Invia ad un amico Invia ad un amico Condividi San Pietroburgo: consigli (molto) utili su Twitter
Dalla Russia con amore Dalla Russia con amore. Racconto di un fuoristrada Invernale alla Penisola di Kola, nella Russia Artica, di Giovan...
Invia ad un amico Invia ad un amico Condividi Dalla Russia con amore su Twitter
Nuovo Sogno Estremo in MTB per il Trentino Maurizio Doro Nuovo Sogno Estremo in MTB per il Trentino Maurizio Doro. PartirĂ  il 5 marzo 2014 la SIBERIA-LAGO BAIKAL, Winter Mountainbike Expedition 2014, 1800 ...
Invia ad un amico Invia ad un amico Condividi Nuovo Sogno Estremo in MTB per il Trentino Maurizio Doro su Twitter

Questo contributo e' frutto di un invio esterno a Viaggiatorionline.com. Se sei certo che esso violi le regole del Diritto d'Autore o della Proprieta' Intellettuale ti preghiamo di avvisarci immediatamente utilizzando i Commenti, aggiungendo poi Abuso e motivazione. Grazie

Registrati come Operatore Turistico
I Top LIKE...