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Costarica a tutta natura

Racconti e Articoli di Viaggio

In Costarica esiste molta rivalità: chi abita sul Pacifico sconsiglia di visitare il Caribe e viceversa, mentre i ticos del centro affermano di vivere in un paradiso terrestre. Di ritorno dal viaggio, pensiamo che tutto dipenda dai gusti personali ma che - in definitiva - un paese grande appena un decimo del nostro meriti di essere visto tutto, di Andrea e Rossella

Costarica a tutta natura

Il Costarica si divide in zone climatiche ed ambientali diverse, tutte più o meno caratterizzate da 2 stagioni dominanti, la stagione calda e secca e quella delle piogge: la costa Pacifica (la zona nord, molto urbanizzata, più calda e ventosa, con mare molto ondoso dalle correnti insidiosissime, è la preferita dai surfers); la dorsale centrale montuosa, a nord temperata dai numerosi vulcani, alcuni ancora attivi, e a sud più fredda perché più alta; il Caribe baciato da clima tropicale e più uniforme, in cui pioggia e di sole si alternano anche nella stessa giornata, col mare (soprattutto a sud) generalmente più bello.

Il nostro viaggio parte con un volo che fa scalo a Miami. Come tutti, negli States ci tocca fare dogana in uscita e successiva entrata, mescolati alla folla dei viaggiatori non Usa, prassi che richiede dalle 2 alle 3 ore di tempo, attese rese oltretutto resa antipatiche dall'assenza di cortesia del personale dell'immigrazione. E' lo scotto da pagare per volare a buon mercato, ma se si vuole star tranquilli può essere una buona idea prendere in considerazione un volo indiretto via Madrid con un ulteriore scalo a Città del Messico o Caracas...

Arrivati a San Josè, la seconda cosa che facciamo, dopo avere depositato i bagagli in camera, è cercare un'auto a noleggio. Il servizio di trasporto locale viene definito onnipresente, efficiente ed economico, ma con tempi che richiedono molto spirito di adattamento, per cui scegliamo di godere di più libertà con un pickup 4x4 - anche questa una scelta che si rivelerà azzeccata - a prezzi davvero ottimi (circa 35 US$ al giorno), copertura casko completa (raccomandata!) e navigatore compresi.



Puntiamo verso la Penisola di Nicoya, nella costa nord del Pacifico. Lungo la strada cominciamo a familiarizzare gli occhi con animali endemici: i procioni sono frequenti come anche le iguane, e non appena facciamo una sosta si odono le scimmie... A Puntarenas prendiamo il traghetto per Playa Naranjo e da lì arriviamo a Samara e poi a Villa Baula, un bel posto e una struttura assai spartana composta da alcuni bungalow in muratura e diverse baracche in legno col tetto in lamiera. Il primo impatto lascia a desiderare, ma basta affacciarsi dalla camera per scioglierci: scoiattoli, iguane, scimmie a volontà, e la spiaggia e il mare blu sono proprio lì a due passi, al di là di una stretta striscia di selva di uno sfolgorante colore smeraldo.

Qualsiasi struttura sulla spiaggia è vietata perchè qui - fino al 15 febbraio di ogni anno - depongono le uova le tartarughe liuto (baula significa proprio liuto) ormai in estinzione, uova che si schiudono dopo 40 giorni. La spiaggia è deserta, e fa molto strano vedere la spiaggia accanto, separata solo dal Rio Tamarindo, piena di turisti chiassosi... Alterniamo il relax della spiaggia e di bagni prudenti - qui le correnti sono fortissime - a lunghe e interessanti passeggiate verso nord a Playa Grande e le cascate che si trovano nel suo interno.



Rinfrancati dal riposo, visitiamo il Corcovado, un parco nazionale a 40 km di strada sterrata da Puerto Jimenez, sempre sulla penisola di Nicoya. Purtroppo piove forte ma è lo scotto di viaggiare in gennaio: fuori stagione si trova sempre posto e i prezzi sono bassi, però può piovere davvero ininterrottamente... Per ora non possiamo lamentarcene, e - al riparo di incerate - ci godiamo l'escursione in questo parco camminando direttamente sulle piccole vie d'acqua, i sentieri più comodi. La giungla è rigogliosa e i verdi di ogni tonalità di bosco e sottobosco sono luminosi anche con poca luce e la comparsa di pappagalli ara rosso fuoco sono vere esplosioni di colore. Vediamo alberi, anche strani, di tutti i tipi, a partire dall’albero camminatore, una specie arboricola che riesce a spostarsi anche di un metro fino a raggiungere un punto dove ricevere luce a sufficienza per crescere bene. Ma il segno distintivo del Corcovado è senza dubbio l'onnipresente profumo dell’Ylang Ylang...

Scendiamo un po' a caso lungo la costa prima di tagliare il paese verso il Caribe. Si tratta di quella parte dei nostri viaggi in cui, come diciamo scherzando, "amiamo perderci". Sia a me che a mia moglie piace guidare seguendo le strade solo per vedere dove portano, e ci divertiamo a seguire sterrati che penetrano la giungla fino a spiagge completamente deserte oppure che si perdono nel nulla. Fortuna che il navigatore è settato bene, sennò staremmo ancora vagando da quelle parti... La guida è resa impegnativa dal fango, ma il 4x4 non si trova quasi mai in difficoltà. E per dormire e rinfrescarci, prima di ogni imbrunire non manchiamo mai di trovare una soda, piccola trattoria che somministra buon cibo locale con delle camere, sempre decorose, spesso in riva al mare.



La nostra meta unica caraibica è il Tortuguero, che prende il nome dalle tartarughe che giungono a deporvi le uova. Abbandoniamo la terra e già sul traghetto che percorre le anse del fiume ammiriamo una fitta giungla. Un minuto e decidiamo con la guida locale il nostro programma, la cui ciliegina sarà un’escursione con la canoa di tre ore nel delta, lungo una lingua di terra chiusa tra il mare e il fiume. In sole tre persone a bordo, tra una pagaiata e un appostamento Josè ci indica e spiega tutto, dagli alberi immensi che ci circondano ai molti animali che senza di lui non saremmo riusciti a vedere: caimani e tartarughe e un’infinità di uccelli diversi, ovvio, ma anche scimmie, iguana e tucani - riconoscibili dal canto malinconico e dolce - di più difficile individuazione visiva.



Concludiamo la permanenza con una escursione a Cahuita, una piccola cittadina fuori dal tempo, con strade sterrate e molto tranquilla, il cui parco nazionale costeggia spiaggia e un mare da cartolina, ma in condivisione con le scimmie cappuccino sempre a caccia di cibo: meglio prestare attenzione ai propri bagagli. Qui vedremo anche un bradipo nel giardino di una villetta, e un paio di orsetti lavatori.

Dal Tortuguero puntiamo decisi verso i vulcani. I panorami cambiano completamente mentre saliamo in altezza: prima sterminate piantagioni di caffè lasciano posto qua e là a verdissimi pascoli di mucche e cavalli, poi è ancora giungla e punti panoramici che i laghetti e le brume rendono ancora più spettacolari.



Incontriamo spesso quei curiosi animaletti chiamati Pizote: divefrtenti! Giunti a La Fortuna, acquistiamo una gita sui ponti sospesi e la visita notturna al vulcano Arenal con bagni termali, un toccasana dopo la faticata in cima agli alberi, una meraviglia di percorso su una decina di vasche a temperatura differenti da godersi dal tramonto in poi, ammirando la lava che scende dai bordi del vulcano e i relativi lapilli, che vorremmo non finisse mai.

Che degna conclusione del nostro viaggio! (Pubblicato il 06 gennaio 2015) - Letture Totali 433 volte - Torna indietro



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