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I Mahu della Polinesia Francese

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Alcune note dettagliate di Michele Salvatore sui Mahu, figure tradizionali della società della Polinesia Francese - Inviato il 13 gennaio 2004 da Michele Salvatore.

I Mahu della Polinesia Francese

Qualche amica, nel leggere Battesimo Polinesiano, è rimasta colpita dalla figura dei Mahu e mi ha chiesto di scrivere su questo argomento. Anche a costo di essere su molti aspetti sicuramente lacunoso, e senza la pretesa di scrivere un trattato, desidero rispondere a questa curiosità.

Venti anni dopo l'arrivo a Tahiti di Wallis, Bougainville e Cook, i primi missionari protestanti sbarcarono in una società idilliaca. Non solo non c’era ostilità nei loro confronti dello straniero, ma essi vennero accolti con danze, fiori e banchetti reali. Nasce il mito del "buon selvaggio” e quello della "Vahinè dei mari del sud” . Nella cultura mah’oi l’ospitalità è sacra e la tradizione voleva che l’ospite si giacesse con la padrona di casa dopo le abbondanti libagioni.

La natura forniva agli indigeni tutto ciò di cui avevano bisogno per vivere mentre essi si erano dati una organizzazione sociale all’insegna del vivere al meglio il presente. Il sesso era visto come il mangiare, il bere o l’andare a pesca e veniva praticato liberamente. Tutto e tutti si adoperavano per favorire l’erotismo e la sessualità esattamente come facevano per ogni altra piacevole occupazione. Danze, canzoni e leggende si fondevano con i racconti eroici della grande migrazione e il sesso e l’erotismo era parte integrante della cultura. Il fatto poi di vivere nudi, favoriva e stimolava il desiderio. Ma per i protestanti il sesso era tabù ( er inciso questa è l’unica parola occidentale che deriva dal polinesiano, da Tapù) e pertanto si può comprendere, ma non giustificare, lo stupore e la successiva repressione di queste “indecenze” da parte dei missionari.

Mi fermo qui , altrimenti il discorso mi porterebbe lontano. I missionari scoprirono un altro tipo di perversione: i Mahu. I soli uomini effeminati allora conosciuti, integrati nella società, erano gli eunuchi indiani e l’omosessualità li scioccò profondamente. Se gli occidentali punivano come un crimine “questo atto di bestialità”, per i polinesiani i mahu rappresentavano un terzo sesso e come tali erano trattati alla pari, se non con maggiore considerazione. Quando in famiglia ci si accorgeva che l’adolescente aveva comportamenti effeminati, questi cominciava a ricevere un'educazione e iniziazione differente, da mahu. Niente prove fisiche, guerre o caccia per lui mentre le donne lo iniziavano alla femminilità e i vecchi mahu alla pratica degli uomini.

Una volta adulti, i mahu osservavano le stesse regole delle donne: la vita domestica, la cura dei bambini, le danze e i canti, e gli stessi tatuaggi alle caviglie e sul fondo schiena per dare ulteriore risalto al loro corpo. I sacerdoti e i nobili avevano come domestico un mahu. Questa figura era talmente integrata nella famiglia polinesiana che alcune famiglie decidevano, indipendentemente dal sesso del primogenito, di educarlo come mahu e avere così la certezza di un aiuto nella conduzione del menage quotidiano. Ciò succedeva fino agli anni ’60, e ancora oggi i mahu sono integrati e rispettati in tutta la Polinesia nonostante i missionari e la cultura occidentale imperante. Spesso occupano dei posti importanti nell’organizzazione della vita sociale e a parte qualche popa’a (uomo bianco) bigotto nessuno se ne stupisce o fa osservazioni. I gruppi di danza più importanti di Tahiti sono diretti da mahu, nell’organizzazione di feste importanti c’è sempre qualche mahu e negli uffici sono spesso gli impiegati più attenti ed efficienti.

Tra gli amici e le amiche che ho a Raiatea, due sono mahu e sono delle persone splendide, per niente complessate nel loro stato sociale. E', questo, un problema dei turisti occidentali, che ovviamente commentano ridacchiando - e talvolta causano problemi - perché non imparano mai che la propria cultura non è il riferimento assoluto delle altre. Non è certo la libertà che manca nel mondo d’oggi, mancano gli uomini e le donne libere.

Oggi esistono anche i raerae, travestiti che si prostituiscono nei locali di Papeete, nient'altro che il sottoprodotto occidentalizzato dei mahu polinesiani. Un'ultima questione: mahu è equivalente a raerae? No, e comunque molto raramente. Contrariamente ai raerae, i mahu non rinnegano il loro sesso e non fanno cure ormonali od altro, hanno un riconoscimento sociale e raramente lasciano la loro famiglia per vivere da soli. I raerae sognano invece di essere donne, cercano di esprimere attitudini squisitamente femminili, usano travestimenti marcati e quasi sempre sono in conflitto con le loro famiglie. Se chiedete ad un mahu come si posiziona dal punto di vista sessuale e sociale vi risponderà quasi sempre la stessa cosa: "Io sono un Mahu, nient’altro che questo." Per un mahu il transessualismo o il travestimento fanno parte di un altro mondo, quello dei popa’a .
(Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 11 volte - Torna indietro

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