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Primo: non prendere il cammello

Racconti e Articoli di Viaggio

Emozionante racconto di viaggio sull'ascesa al Monte Sinai, Egitto, con finale bibilico (spiritoso), di Claudio Montalti. - Inviato il 09 gennaio 2004 da Claudio Montalti.

Primo: non prendere il cammello

Sito o fonte Web: www.claudiomontalti.net Mt. Sinai, "la montagna di Mosè" come è localmente chiamata, si trova a tre ore di autobus da Sharm el Sheik. Sebbene non siano pochi i viaggiatori che si prendono la loro bella dose di sacrifici - e relativa perdita di sonno - per vederne la magia dell'alba, questa è una escursione relativamente poco conosciuta. Avrete già capito che c'è da perdersi una notte...

La partenza avviene verso le otto di sera. L'intenzione di schiacciare un pisolino lungo il tragito è presto svanita. La notte è molto calda e i finestrini aperti provocano una fastidiosissima turbolenza, ma soprattutto fanno entrare la fine sabbia del deserto che, sommata al caldo e all'umidità presenti all'interno del mezzo, rendono la pelle appiccicosa come se si stesse correndo sulla polvere. Così mi affaccio al finestrino. Nella notte, resa più nera dall'immaginazione di trovarsi in mezzo al deserto, i miliardi di stelle e una piccola falce di luna sfolgorano esattamente come in certi sfondi stellati dei miei presepi di bambino. La notte non era, infatti, nera, ma blu... un blu indaco molto carico e suggestivo.

Siamo arrivati ai piedi della salita alle 23, ma la scammellata - il termine è d'obbligo visto che con noi sarebbero saliti pure diversi cammelli con sopra i turisti più pigri - era in programma due ore più tardi. Strano che persino nel mezzo del deserto si dovesse attendere, sia pure per far coincidere l'arrivo in cima al Sinai col sorgere del sole. Nessuno vieta di compiere l'ascensione in orari diversi, di giorno come di sera, però tutti salgono per esssere in cima all'alba. Potevo forse sottrarmi?



Ho così il tempo di fare alcune domande e ottenere delle risposte che forse interesseranno chi legge. Di tutte, l'idea di utilizzare il trasporto pubblico fino al campo beduino alle pendici del Sinai - da utilizzarsi come base di pernottamento all'escursione - appare subito la migliore. Non fraintendete. Solo da lontano un campo beduino può appare come un disordinato ammasso di legno e tende. In realtà, si tratta di veri e propri quartieri fissi, con tanto di centro ricreativo, negozi di pietre semi-preziose, artigianato, olii essenziali, profumi, spezie, abiti beduini nuovi e di seconda mano, mense e sale VIP, che offrono oltre a semplici ed economici dormitori anche mini-appartamenti con tanto di servitù e camere doppie, chiamiamole così, dotate di ogni comfort - doccia calda e un fac-simile di aria condizionata - a chi vuole o può spendere di più. Molti sono coloro che si accontentano di sacco a pelo e un po' di spazio sul nudo terreno sotto le stelle. Questo è ciò che risalta abbastanza visibile alla luce di poche tremolanti candele di sicurezza.

Anche se le due ore non sono andate perdute, per quel che mi riguarda avrei lo stesso voluto partire subito. Per lo meno mi sarei evitato una ressa tipica da shopping da ore di punta, o quasi... Ma è tutto relativo. Come forse qualcuno saprà già, non sono nuovo, né mai lo sarò, a scelte sbagliate, ma tanto succede a chi parte senza minimamente iunformarsi, o quasi, su cosa troverà. Da una parte si vivono emozioni genuine, in linea col proprio stato d'animo e voglia del momento, dall'altra si prende quel che capita sotto gli occhi, se non proprio la prima cosa, al massimo la seconda. La scelta è quindi, per forze di cose obbligata e limitata. In ogni caso, mi sento di consigliare un'escursione magari più scalcagnata ma che parte prima di tutte le altre. Passiamo oltre.

Il mio pentimento è iniziato da subito anche se la vista di cammelli e delle persone che lentamente ascendevano alla sommità del Sinai punteggiando il fianco della montagna di una fila quasi ininterrotta di luci era di per sé una scena molto suggestiva che non dimenticherò mai. Ammantava il tutto di un tale sapore bibilico che non sarebbe stato difficile udire una voce cavernosa e antica, o immaginare accendersi improvvisamente il fuoco divino anche ad uno più sano di mente di me.

"Questo è il monte più famoso del mondo..." "Qui Mosè ha visto Dio..." mi dicevo a causa della numerosa compagnia, puntualmente ironico da ateo quale sono.

Però la roccia parve vibrare sotto i miei piedi. Era sorprendente tanta suggestione che confermava in qualche maniera la natura divina del luogo. Certi posti sembrano essere naturalmente magnetici e moisteriosi, oggi come tremila anni addietro, senza che nessuno ne debba scrivere. Dipenderà dal fatto che sono così inusuali, alieni alla nostra mentalità e ritmi occidentali, come lo erano allora su animi semplici, sarà che quei contorni regolari che emergevano da rade chiazze di luce assomigliavano ad un'immensa opera architettonica, sarà... ma mi sono mosso sempre più lentamente e rispettosamente, direi quasi che evitavo di respirare per non fare rumori inutili.

Dimentico un dettaglio. Faceva freddo, molto freddo, anche se non tanto da giustificare gli otto strati di abbigliamento, dalla T-shirt di cotone sulla pelle, fino alla pesante giacca a vento finale, un eterogeneo insieme di taglie e colori stonati rimediati rovistando nella mia valigia e mendicati tra gli avventori del mio resort, alcuni dei quali sembrano sempre partire per ogni destinazione con tutto quel che ipoteticamente può servire. Devono mantenere praticamente identica la composizione dell'armamentario sia che si rechino a Parigi come al Polo Nord o alle Seychelles, tanto sono attrezzato sia per un gala reale come per recarsi ad una danza tribale. Uno a zero per loro, comunque. Io, come viaggiatore, sono proprio negato, accessoriamente parlando: curiosità, tanta, ma in quanto a praticità... stendiamo un velo che è meglio. per l acronaca, non mi porto dietro mai più di tre cambi e due paia di scarpe (+ ciabatte) per due settimane, e poi finisco per usare sempre le stesse cose. In compenso, non cosnosco cosa significhi l'angosciante attesa al ritiro bagagli e l'ancora più angosciante smarrimento degli stessi. Uno pari... continua "Primo: non prendere il cammello" (Pubblicato il 09 gennaio 2004) - Letture Totali 500 volte - Torna indietro



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