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Di corsa per il Marocco

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Un viaggio tra gole rocciose, palmeti verdissimi, spiagge lunghissime e dune del deserto baciato dall'accoglienza della cultura berbera, che ci ha ovunque accompagnato con un tè alla menta caldo e profumato: "Dio, tè alla menta, non c'è problema" è una massima che si sente pronunciare spesso, di Barbara Strinati

Di corsa per il Marocco

In questi tempi difficili per tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, il Marocco ci sembrava potere garantire sicurezza: il Re Mohammed VI, mussulmano moderato e capo supremo religioso, è da sempre apertamente contro ogni fondamentalismo islamico, che perseguita per legge e bandisce dal paese con ogni mezzo.

Abbastanza rassicurate da questo, abbiamo acquistato un volo a buon prezzo più una notte di pernotto a Marrakech, certe che sul posto avremmo avuto la possibiltà di organizzare al meglio il resto della nostra settimana di vacanza.

Alla fin fine si è trattato di un tour molto impegnativo per i tempi stretti e la quantità di spostamenti, ma molto soddisfacente. Da una tranquilla vita di riviera (romagnola) ci siamo trovate subito catapultate in nella caotica vita di Marrakech, per la cronaca nella famosissima piazza Jamaa el-Fna’. Saggia la scelta di ossevarla dall'alto di un baretto sopra una delle tante terrazze che la circondano, poi ci siamo buttate nella folla e nella musica martellante come attirate da una forza invincibile. Finalmente protagoniste dello spettacolo di giocolieri e mangiafuoco, fattucchiere e danzatori, artigiani e avventori, abbiamo toccato direttamente con mano una realtà che fino a pochi decenni fa esisteva in ogni grande e piccola città del Marocco, ma che ormai sopravvive solo qui a Marrakech grazie alla lungimiranza del governo.

Non c'è quasi tempo di riprenderci che si parte, destinazione Merzouga e il deserto. La strada si arrampica tortuosamente sui monti dell'Anti Atlante, in un paesaggio lunare che subito dopo il passo del Tizi n'Tichka lascia il posto al Marocco da cartolina.



E' la lunga Valle del Dadès quella che ci stende davanti a noi fino al deserto, una valle caratterizzata da numerose kasbah grandi e piccole, meglio conservate o in stato di abbandono, che le hanno valso l'appellativo di Valle delle Mille Kasbah, ma conosciuta anche come Valle delle Rose per via dell'intensa coltivazione: nel periodo della fioritura dev’essere uno spettacolo incredibile sia per gli occhi che per l'olfatto.

Sosta rinfrescante alle Gole del Dadès, dove attraversiamo a guado il fiumiciattolo per consumare sotto un albero un pasto al sacco di pane, pomodoro e formaggio. Più spettacolari le Gole di Todra, una immensa frattura naturale che divide in due la catena dell'Alto Atlante, e secondo pediluvio di giornata nelle acque cristalline del torrente cui una leggenda locale attribuisce proprietà curative.  Sulla strada per Merzouga, continuiamo ad ammirare panorami sempre suggestivi di piccoli villaggi di case coloratissime tra campi ordinatamente coltivati, palmeti e kasbah.

Da Merzouga, porta di accesso all'Erg Chebbi, partiamo per una escursione nel Sahara che comprende un trittico tramonto - notte stellata - alba che difficilmente dimenticheremo. Non dirò nulla di colori e giochi di luci ed ombre che si sono rincorse per ben due volte davanti ai nostri occhi sulle grandi dune dell'Erg, ma dirò che sì, qui le stelle ci sono apparse molto più stelle che altrove mentre centellinavamo una bottiglia di Mahia, la grappa ai fichi marocchina, nel silenzio accompagnato e mai interrotto dai canti ritmati dei beduini, radunati al buio intorno a un narghilè.



Forse per questo Fes, raggiunta con una lunga tappa di 500 chilometri, si è trasformato in un brusco atterraggio nella realtà. Fes è indubbiamente affascinante. Fisicamente immerse nelle affollatissime viuzze di Fès el-Bali, la parte più antica che comprende la medina, così pigiate nella folla da non potere fare altro che seguirla, incuranti della nostra sicurezza, ma tuttavia fiduciose, ci siamo fermate ogni volta che potevamo davanti a botteghe artigianali che sembrano comparire direttamente da un altro secolo. Una tappa per la foto obbligatoria alla zona delle concerie del souq dei tintori, che pare la tavolozza con tutte le tinte e le sfumature possibili di un pittore gigante, e decidiamo che la misura - con la folla - è colma.

Il nostro viaggio propriamente detto finisce qui: grazie alle informazioni racimolate sul Marocco, sappiamo che ci aspettano ottime giornate di mare a Rabat. (Pubblicato il 14 luglio 2015) - Letture Totali 462 volte - Torna indietro



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