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Fuga in Tanzania

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Breve racconto della mia fuga dalla grigia Milano per tuffarmi nel calore e nei colori della Tanzania, esperienza che mi ha soddisfatto oltre ogni aspettativa, di Paola.

Fuga in Tanzania

Sito o fonte Web: www.savannahexplorers.com Da tanto aspettavo questo viaggio. Milano ad ottobre diventa troppo grigia e spenta rispetto ai sorridenti mesi estivi ed io iniziavo ad essere impaziente di visitare la Tanzania, una terra così sconosciuta, selvaggia, avventurosa e paradisiaca. Comincio a cercare su internet per imbattermi in una società di safari formata da un italiano, Roberto, e un tanzaniano, Greyson, con sede ad Arusha.

Qualche scambio di email e l’accordo è subito fatto.

Partiamo da Milano Malpensa, cambiamo aereo ad Addis Abeba, poi voliamo fino a Kilimanjaro e fuori dall’aeroporto tutto quel che ho immaginato diventa improvvisamente reale.



In macchina verso Arusha, punto di partenza e di arrivo del tour, mi sento invasa e pervasa da mille emozioni. Il mondo che mi circonda appare subito intrigante e spettacolare: la terra rossa, le strade sterrate, le case di paglia, un interminabile via vai di persone, i colori gialli,rossi, arancioni degli abiti delle donne, i bambini che rincorrono scalzi una ruota loro unico gioco o altri che ci guardano e felici ci salutano dicendo “hello muzungo (bianco in swahili lingua locale) how are you?”…

E sorridono,sorridono tutti, grandi, piccoli, anziani. Ecco quello che noi occidentali abbiamo perso, il sorriso, mentre qui tutti ti ricordano quanto è invece importante sorridere.

Arrivati in albergo, ci corichiamo subito: la mattina la sveglia è presto, prima tappa Tarangire National Park. Lasciare la città e partire in un Safari è un viaggio nel viaggio, alla scoperta di sé e di quello che ci circonda. In due ore raggiungiamo il parco e iniziamo il nostro game drive (giro del parco) sulla Land Cruiser 4x4.

Il parco è attraversato dal fiume Tarangire da cui prende il nome ed è caratterizzato da grossi branchi di elefanti. Vero: ovunque incontriamo elefanti mamme coi piccoli, o maschi solitari intenti a mangiare e bere nel fiume. Poi zebre, gnu, impala e tantissime grandi acacie. Su ogni sfondo, tutto domina il bush, una infinita distesa di cespugli di media e piccola grandezza. Bellissimo!



Verso sera raggiungiamo il campo tendato gestito da due olandesi, Annette e John, insieme ai loro figli. Ci troviamo in mezzo alla natura più selvaggia, ed il camp è davvero bello in quanto domina dall’alto l'intero parco attraversato dal fiume.

La mattina seguente appena sveglia uno dei guardiani del campo mi avvisa di guardare all'esterno della tenda: sta passando una leonessa, e lì per lì sono scioccata… E’ la prima volta che vedo un leone, così da vicino poi! La leonessa sale su un albero lì vicino e inizia a riposare.

Partiamo per la prossima tappa, il Ngorongoro Crater, non un parco ma una riserva naturale protetta. Il cratere, spento, del Ngorongoro ospita al suo interno la più alta densità di animali selvatici di tutta l'Africa. Al nostro arrivo al gate vediamo un pullman di linea di donne e bambini che attraversano il parco in direzione del Lago Vittoria.

Mentre aspettiamo di sbrigare un po' di permessi per l'entrata inizio a fotografare qualche bambino: davvero belli, nerissimi, con occhioni che luccicano mi guardano stupiti dal primo all’ultimo per le mie attenzioni.

Le nostre aspettative, pur alte che fossero, non sono arrivate nemmeno vicine alla bellezza offerta da questo posto. Non ho mai visto così tanti animali tutti insieme in un territorio non più grande di 7 kmq: zebre, gnu, impala, kori buster, aquile, waterbuck, avvoltoi, thomson gazel,grant gazel, bufali e come se non bastasse due ghepardi seduti su un termitaio che perlustrano il territorio.

Il Lodge di stasera è poco fuori il cratere e i manager che lo gestiscono, lei è indiana lui francese sono molto ospitali. Entrata nella mia camera, vengo attratta da un'ombra enorme che si vede dalla finestra: mi affaccio e mi trovo a guardare negli occhi quattro grossi bufali che mangiamo erba di fronte a me. Incredibile!

A colazione, il manager ci informa che di notte è stata vista girare una leonessa che forse era intenzionata a cacciare un waterbuck, ma noi siamo già in partenza per il Serengeti, che in lingua swahili significa “pianura senza fine”. E si tratta proprio di questo mentre entriamo in mezzo al Bush e si apre uno spettacolo immenso ai nostri occhi, simile al Ngorongoro, ma assai più grande.

Tutto appare sconfinato, dorato, pacifico e pur continuando a girarmi intorno non riesco a visualizzare i confini fisici del parco. Gli animali sono ovunque, ma i due avvistamenti più belli sono quelli di un leone intento a mangiare una zebra e poi una leonessa che lascia i suoi due piccoli dietro una roccia e si dirige verso un branco di gnu per cercar di cacciare così da esser più forte per allevare i piccoli.



E su queste immagini finisce la mia avventura nel bush. Ho visto tutto quello che speravo, e anche di più e ora mi aspetta l'isola di Fanjove, privata e deserta, per giornate di relax. Arriviamo con due giornalisti texani e due italiani in luna di miele, che insieme allo staff costituiranno gli unici umani presenti sull'isola.

Il lodge è costituito da sei bandas – costruzioni tipiche - ed uno è adibito a zona Dining . Curiosa entro nel mio bandas di cui trovo carinissimo il tetto formato da macuti, un letto centrale e una scaletta di legno dove ci si imbatte in un piccolo balconcino che offre una visuale stupefacente dell'isola. Come tutti i lodge precedenti, trovo massima pulizia e servizio in un contesto tradizionale tipico.



L'acqua è cristallina, la sabbia bianca, palme e paesaggio paradisiaco… mi sembra di avere trovato il paradiso terrestre.

Insomma, una vacanza stupenda anche se organizzata velocemente, grazie a Roberto e Greyson le nostre esperte guide della Savannah Explorers. (Pubblicato il 04 dicembre 2014) - Letture Totali 312 volte - Torna indietro



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