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Bali - settima e ultima puntata

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Settima e ultima parte del capitolo su Bali, in origine compreso nel testo di "Australiando", di Claudio Montalti....

Bali - settima e ultima puntata

Il Tempio del Mare di Tanah-Lot, ma ancora di più quello di Ulu-Watu, hanno completato il particolare trittico templare che ho sviluppato del tutto involontariamente nel mio peregrinare per l’isola. L’aria fresca del mattino mi spettinava i capelli ancora umidi di doccia e sorridevo da un orecchio all’altro correndo sulla moto come se stessi volando attraverso la pianura sterminata a pelo di uno splendido puledro baio. L'euforia è cessata per un attimo quando sono finito dentro a un violento acquazzone, l’ennesimo, sulla strada per Ulu-Watu, poi le mie risate hanno gareggiato con l’assordante tamburellare della pioggia. Visto da lontano, il tempio di Ulu-Watu era un minuscolo punto rosso.

Confuse nel granito grigio, le pietre peru ormai scurite dal tempo di sembravano aggrappate alla cima di una scogliera verticale di oltre cento metri, come un insetto che tentava di scappare alle grandi onde blu che s’incrociavano appena al largo della punta più meridionale di Bali.

Mi piaceva la spuma con cui, nel suo avvolgersi e travolgersi, ogni onda colorava una vasta sezione di mare del turchese più brillante, striando il blu intenso con lunghe venature acquamarina. Il rombo che ne risultava, risaliva velocemente la scogliera fino ad esplodermi nelle orecchie, smentendone l’immagine fragile della corsa morente. Sommate a venti contrastanti, a correnti insidiosissime, all’imponente scenario naturale, quelle onde costituivano un’attrazione perversa per ogni surfer degno di questo nome.

Per uno davvero in gamba, erano la Sfida che vale tutta una carriera. Visto dall’alto, lo stretto passaggio tra due sporgenze della scogliera attraverso cui si accedeva a un lillipuziano cumulo di sassi che emergeva appena dalle acque, sembrava strozzato come la cruna di un ago. Davanti, le onde spumeggiavano sugli scogli sommersi formando una spessa coltre bianca e acquamarina ingannevolmente accogliente. Sicuramente era necessaria molto più della semplice abilità sulla tavola per raggiungere l’approdo sani e salvi. Doveva essere lo spirito di Ulu-Watu in persona a proteggere misericordiosamente tutti i pagani che quel giorno, come ogni giorno dell'anno, tentavano sconsideratamente la Sfida.

Il sole era prossimo alla fine del suo semicerchio quando sono arrivato a Kuta, la Rimini di Bali. Sulla larga spiaggia su cui si affacciavano numerosi grandi alberghi e villaggi turistici, una moltitudine di persone correva, surfeggiava sulle onde o passeggiava mano nella mano. Improvvisamente non era rimasto più nulla dell’isola che avevo visto fino a qualche ora prima. Solo il buio ha cominciato ad inghiottire uomini e cose, sono riuscito di nuovo a sincronizzarmi con l’anima vera di Bali, e con le grandi onde che parevano giungere sin da lontano appositamente per incontrarmi. Gli ultimi raggi di sole illuminavano ancora la sommità del cielo quando un aereo, decollato dal vicino aeroporto e salito lentamente verso ovest celato dalla densa tenebra che già avvolgeva la terra, era passato in piena luce.

La violenta fiammata rossa era divampata dalla superficie argentata del velivolo come se una potente deflagrazione lo avesse colto in volo. Ho sussultato terrorizzato prima di capire, e di stupirmi. Mentre l'aereo continuava a volare sano e salvo in direzione della mia casa, la nostalgia è tornata ad afferrarmi la gola. Non era più successo da quando avevo lasciato Sydney e l’Australia.

Prima ancora che l’aereo e la sua fiammata venissero inghiottiti definitivamente dalla lontananza, una lacrima si è raccolta agli angoli degli occhi, e l'immagine ha tremolato.

Il confine invisibile dell’acqua ha accompagnato i miei passi nel buio. Camminavo a occhi chiusi, sensibile unicamente al contatto delle onde che morivano dolcemente sulla rena dopo avere rumorosamente scaricato il loro impeto per centinaia di metri. Di tanto in tanto, li riaprivo per rassicurarmi e gli aerei che decollavano molto più avanti, ben oltre l’estremità settentrionale del lungo e ormai invisibile arco sabbioso della baia di Kuta, agivano su di me come tante dolorose punture.

Desideravo intensamente essere già a casa, sentire il contatto fisico di una persona cara. Mentre gli aerei partivano in continuazione verso ovest e io rimanevo praticamente fermo nello stesso punto, ripensando all’inaspettata esplosione di luce che mi aveva fatto temere per la sorte dell’aereo, ho cominciato a ponderare con apprensione quali prove avrei dovuto ancora affrontare prima di potere finalmente riabbracciare la mia famiglia, il mio letto, la mia vita, in quest'ordine. Anche se ero vicinissimo a tagliare il traguardo di un ritorno mai tanto atteso e fortemente desiderato in tutta la mia vita di viaggiatore, quelle poche ore che ancora mancavano alla mia partenza si sono allargate fino a trasformarsi in un baratro invalicabile. (Pubblicato il 23 novembre 2013) - Letture Totali 330 volte - Torna indietro



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