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Guatemala e Honduras

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Racconto e impressioni di viaggio in Guatemala e Honduras, di Marcella Vinciguerra - Inviato il 14 gennaio 2004 da Marcella Vinciguerra.

Guatemala e Honduras

Antigua (again), 6 giugno 2002. Eccomi di ritorno nella bella Antigua dopo un giro che mi ha visto attraversare due frontiere: Guatemala-Honduras e nuovamente Honduras-Guatemala. Lasciata Antigua, mi sono spostata verso il confine, fermandomi ad Esquipulas, dove praticamente ero l’unica turista nel raggio di 100 chilometri. Bene, così ho messo in pratica quanto imparato a scuola... e devo ammettere che conoscere un po’ di spagnolo mi ha facilitato notevolmente la vita! C’è solo un motivo per arrivare fino alla sperduta Esquipulas: l’imponente cattedrale bianca che ospita “il Cristo Nero”, venerato e mistificato dalla maggior parte della popolazione guatemalteca, persino dagli indios convertiti alla nostra religione dai missionari spagnoli. Mi è bastato un giorno, anzi un’ora per vedere tutto quello che c’era da vedere e capire che era tempo di muoversi verso Copán, in Honduras. Copán è un’importante città Maya che si distingue dalle altre visitate in precedenza per i numerosi bassorilievi e sculture dei tempi. In effetti è impressionante, purtroppo avevo già raggiunto un'overdose di “templi e rovine” e dopo quattro ore di scarpinate su e giù per le scalinate, mi son detta: basta così!

Mi sono goduta però l'omonimo villaggetto con un primo assaggio di vita hondureña: la piazzetta tranquilla, gli uomini col cappello bianco da cowboy per ripararsi dal sole, le immancabili bancarelle di carne arrostita. Dopo Copán, 2 chicken bus mi hanno portato prima alla orribile e industriale San Pedro Sula e poi a La Ceiba, a nord sulla costa. Arrivare di domenica in una città è sempre deludente: deserto, caldo soffocante e saracinesche tutte abbassate, desolazione... La fortuna è però dalla mia parte e, nell’unico negozietto aperto, incontro Carrie e Jenny, con le quali avevo studiato spagnolo ad Antigua. Il giorno dopo saliamo insieme sul battello che porta alla tanto acclamata isola Utila, dove pare si possa conseguire il brevetto PADI al prezzo piu’ stracciato del mondo: 149 dollari con incluse quattro immersioni in mare aperto. Beh, a me non sembra tanto economico, ma gli amici sub potranno dirmi la loro. Pensavo di prendere il PADI, invece, in sei giorni di pemanenza sull’isola mi son presa solo pioggia e un indecente raffreddore. Solo un misero giorno di sole mi ha permesso di esplorare la barriera corallina al largo delle Key Islands di Utila e, forse, sarebbe stato meglio immaginarla solamente.

Infatti, l’uragano Mitch non ha solo devastato le coste hondureñe ma anche sradicato i bei coralli vicino alle isole, lasciandosi dietro un cimitero di coralli morti e qualche pesce striminzito. Peccato. Due cose positive però mi sono rimaste: l’incontro con i tre Brian (!) e un po’ di conoscenza in piu’. Utila è infatti un mix di culture incredibile, dai garífuna (discendenti degli schiavi neri) agli indios, dai bianchi (discendenti dagli inglesi e con una lingua incomprensibile) agli eredi degli spagnoli, tutti diversi ma con una caretteristica in comune: la lentezza! Di ritorno a La Ceiba, in cui non posso non fermarmi per il più grande e famoso Carnevale del Centro America (tranquilli, anch’io non ne avevo mai sentiro parlare!). Un aggettivo solo: allucinante. E' l’unica parola che mi viene in mente per descrivere quel mix sconclusionato di persone durante la sfilata del pomeriggio, l’incredibile folla proveniente da tutto l’Honduras e dai paesi limitrofi, e la festa tipica latina di balli e cerveza fino alle 6 di mattina. Inutile dire che la mattina dopo ero a pezzi (dovuto anche al fatto che il mio letto era un materassino sul pavimento: gli alberghi erano tutti sovraffollati!!) ma nonostante ciò ho raccimolato le forze per prendere un chicken bus diretto a Omoa, sulla costa, prima del confine guatemalteco. Speravo di concedermi qualche giorno di ozio e mare, ma la pioggia incessante mi ha fatto scappare nuovamente in Guatemala, Che, tra l’altro ho preferito. Chissà perché...

Fermata a Livingston, sulla costa all’incrocio con il delta del fiume Rio Dulce, finalmente ritrovo il sole. Anche Livingston, come Utila, è un mix di culture, ma quella che si nota maggiormente è quella garífuna, l’unica comunità nera del Guatemala. Grazie ad un tour guidato riesco a capire un po’ di più su quello che mi circonda, e soprattutto vengo a conoscenza del piatto culinario tipico: il tapado, una zuppa di pesce, gamberi , granchi con platano e latte di cocco. Inutile dire che è da svenimento! A malincuore lascio la piccola e colorata Livingston per arrivare, in lancia e attraversando il Parco Nazionale Rio Dulce, in un resort per backpacker molto remoto nel Lago di Izabal. AHHHHHH, questo sì che è l’ozio che stavo cercando! Gente simpatica, spiaggetta privata, tramonti spettacolari, amache all’ombra di palme di cocco, buon cibo. Un piccolo paradiso lontano da internet, telefoni e macchine... Riacquisto le energie perdute tra raffreddori, feste varie e spostamenti non proprio comodi, per ritonare ad Antigua, la città in cui mi sono fermata più a lungo durante tutto il mio viaggio. A proposito: sono 8 mesi!

Domani riparto, destinazione Miami. (Pubblicato il 14 gennaio 2004) - Letture Totali 505 volte - Torna indietro



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