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Perdersi nei mercati e negli odori di Istanbul

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Perdersi nei mercati e negli odori di Istanbul, di Carlo Pandian ama viaggiare e scrivere di luoghi lontani, tecnologia e lavoro. Contattami su Twitter a @carlopandian.

Perdersi nei mercati e negli odori di Istanbul

Sito o fonte Web: www.momondo.it Per fortuna sono riuscito a arrivare a Istanbul, una città che ho sempre sognato di visitare perché divisa tra Europa ed Asia. Tutto quello che ho risparmiato per il viaggio (ho prenotato tramite momondo) l'ho potuto spendere tra cibi prelibati, narghilé e piccoli e grandi oggetti acquistati nei mercati della città.

Si legge tante volte che Istanbul è la patria dei mercati coperti, ma finché non si vede con i propri occhi e non si annusa con il proprio naso la città non ci si può immaginare che cosa significhi poter decidere di dedicare il viaggio interamente alla scoperta di questi luoghi.

Il più famoso è il Gran Bazar. Per visitarlo si può scendere alla fermata Cemberlitas del tram veloce T1, che attraversa buona parte della parte occidentale della città, fin dall'aeroporto. Circondato da piccoli negozietti che vendono cianfrusaglie in plastica, il vero e proprio Bazar si sviluppa all'interno di una piccola cinta muraria. La brutta notizia è che non sono riuscito a entrare. Il Gran Bazar di Istanbul è chiuso la domenica. E io avevo pianificato questa tappa proprio di domenica.

Questo non mi ha impedito di perdermi nell'odore delle pagine di vecchi libri. Infatti addentrandosi nella viuzza chiama Sahaflar Carsisi, si entra in un piccolo vicolo coperto a sinistra dell'entrata vera e propria del mercato, conosciuto come il Mercato dei libri. Si percorrono alcune decine di metri in cui si susseguono minuscole botteghe con libri non solo in turco, ma anche in altre lingue. Alla fine si spunta nel piazzale davanti all'università. Dove uomini di tutte le età vendono cellulari, carica batterie, vecchie macchine fotografiche e cimeli di altre epoche.

Dopo questo viaggio nel tempo ho ripreso il tram T1, per scendere alla fermata Eminomou, all'imbocco del Bosforo, proprio di fianco alla vecchia fermata dell'Orient Express. Qui, accanto alla Moschea Yeni Camii inizia il percorso nel Bazar delle Spezie (Misiri Carisisi). Si tratta di una vera e propria galleria coperta. Alcune botteghe espongono ordinati mucchietti di spezie colorate, che costituiscono piccole piramidi dall'arancione dello zafferano al verde del timo. Da qui si propaga l'odore che vi segue fino a quando vi fermate a guardare i piattini in ceramica dipinti a mano, colorati di sgargianti rossi e gialli e decorati con minuscole miniature. Si può provare a trattare sui prezzi, ma è inutile tirare troppo la corda. Contrariamente a quanto si pensi, i prezzi sono piuttosto fissi. E alti.

Una volta usciti dal Bazar delle spezie e frastornati dai rumori avete due alternative. Potete attraversare il Ponte di Galata, nella parte superiore e fermarvi ogni due passi a guardare l'incanto dell'intreccio delle canne dei giovani pescatori che dall'alba al tramonto si procacciano i minuscoli pesciolini che venderanno al Mercato del Pesce che inizia di lì a pochi metri. Per un'immersione nell'odore di questo angolo di Bosforo non avete che da scendere gli scalini alla sinistra del Ponte e magari mangiare un panino con i pescetti fritti.

Se invece avete voglia di un'atmosfera più tranquilla non attraversate il Ponte. Restate invece sul lato di Eminomou, recatevi all'imbarcadero e prendete uno dei traghetti che vi porteranno sulla sponda asiatica della città, direzione Kadikoy. Se il sole splende sedetevi accanto agli adolescenti che si godono la traversata di venti minuti, con il profumo dell'aria salmastra che vi accarezza il volto e le urla dei gabbiani che seguono la barca. Una volta scesi a terra, percorrete qualche passo oltre il molo e seguite le donne che ondeggiano verso il Mercato di Kadiköy. Qui non avrete che da perdervi in vicoli più silenziosi. Annusare la frutta esposta in maniera ordinata tra i banchi, immaginare a quale fiore corrisponde l'odore che vi sta facendo girare la testa o lasciarvi convincere ad acquistare quel tipico cucchiaio di legno, lo stesso usato dalle donne del posto da generazioni. (Pubblicato il 17 aprile 2013) - Letture Totali 641 volte - Torna indietro



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