Eassaouira

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Reportage su escursione di un giorno ad Essaouira da Marrakech, di Lucia Valori (veronicavalori@virgilio.it)

Eassaouira

Rigogliosi alberi di argan disseminati nella terra rossa accompagnano il mio viaggio verso Essaouira. Circa 180 Km in una natura variegata, con zone desertiche ed altre coltivate, la separano da Marrakech, la perla del Sud del Marocco.

Guardo estasiata la vegetazione che mi circonda attraverso il finestrino del comodissimo autobus che quotidianamente collega le due città.

Avevo lasciato Marrakech al mattino presto, quando la pigra città è svegliata dolcemente solo dal canto incessante e gioioso degli uccellini, e la luce, quella meravigliosa luce che c'è solo in Marocco, avvolge tutto, regalando un'atmosfera unica e straordinaria.

Sono emozionata perché è la prima volta che visito Essaouira. Mi accompagna un amico del posto che non vede l'ora di farmi scoprire l'anima della città del vento. Durante il tragitto sostiamo per la colazione in un caratteristico locale proprio lungo la strada, nei pressi di Chichaoua.

L'odore di thè alla menta aleggia dappertutto; lo gustiamo insieme al delizioso pane appena cotto sulla pietra condito con miele ed olio di argan.

La natura cambia ancora, si fa più verde, si comincia a sentire profumo di oceano. Il mio amico mi prepara all'incontro con la città ed io inizio a sentirmi eccitata come una bambina. Vedo l'Atlantico apparire davanti a me in tutta la sua potenza, scorgo il porticciolo e la medina circondata da mura e battuta dal vento. Mi sento avvolta da gabbiani che volano numerosi oscurando quasi il cielo azzurro.

Prima di avviarci verso la visita della medina, mi concedo una sosta spirituale nella piccola chiesetta di Notre Dame de L'Assomption con vista sull'oceano. All'interno mi commuovo ascoltando dei canti in francese durante la messa domenicale che rivolgono la mia mente al Creatore di così tanta bellezza.
Il piccolo porto ci accoglie con il vociare dei pescatori che vendono il pesce fresco nel caratteristico mercatino allestito fra le barche dipinte di colore blu, il classico colore che contraddistingue la città.

Attraverso la porta della Marina, che reca sul frontone i simboli della mezzaluna, della stella di Davide e della conchiglia di Santiago, a dimostrazione della coabitazione armoniosa delle tre religioni monoteiste, entriamo nella splendida Medina che si apre davanti a noi con una grande ed accogliente piazza di stile tipicamente moresco. Ci addentriamo per le viuzze strette, caratteristica delle cittadelle arabe.

Entriamo in un piccolo museo allestito da poco ma molto ricco di notizie storiche ed entniche riguardo la città e la zona. E così apprendiamo che Essaouira, l'antica Mogador, risale ai tempi dei Fenici, che qui hanno lasciato le loro tracce come in seguito fecero i Romani, i Cartaginesi, i Berberi, i Portoghesi ed i Francesi.

E' stata di recente dichiarata dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità. Perdersi tra i vicoli è un'esperienza unica perché ogni angolo riserva una sorpresa, come sbirciare tra le porte socchiuse e scoprire interni di case dal fascino tipicamente arabo.

Decidiamo di comprare del pesce freschissimo dal pittoresco mercato all'interno del souk e di farlo cuocere da "grigliatori" che per strada si prestano a cucinare succulenti pranzetti. Il sapore di quel pesce è indescrivibile.

Non so se alzare lo sguardo verso il cielo che è di un azzurro intenso, se ammirare l'architettura che mi circonda, se concentrarmi sui profumi di mare e di spezie, se lasciarmi trasportare dalla musica Gnaoua, tipica di Essaouira, introdotta in Marocco dagli schiavi negri, tant'è che ogni anno si celebra un famoso festival durante il mese di giugno.

Sono stordita da tanta bellezza intorno a me che mi fa pensare al sublime kantiano.

Usciamo dalla Medina e saliamo sulle mura a picco sull'oceano. Ci lasciamo trasportare dal vento che soffia impetuoso. La vista è incredibile: le onde che sbattono sulle rocce, le casette bianche e blu della cittadella ed il porticciolo da cui scorgiamo i pescatori intenti a riparare le reti.

Il sole inizia a calare e decidiamo di riavviarci alla fermata dell'autobus. Prima, però, una passeggiata rilassante sul tratto di costa sabbioso. C'è bassa marea, l'acqua lambisce i miei piedi nudi, gli ultimi raggi di un sole ormai tiepido donano una luce particolare velata di malinconia.

Tornerò presto. Inshallah! (Pubblicato il 17 agosto 2012) - Letture Totali 450 volte - Torna indietro



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