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Il deserto di Lawrence d’Arabia

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Racconto di viaggio al Wadi Rum, uno dei luoghi più affascinanti della Giordania, di Adriano Socchi - Inviato il 13 gennaio 2004 da Adriano Socchi.

Il deserto di Lawrence d’Arabia

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com "Il giorno appena nato ci vide in marcia fra due grandi picchi di roccia arenaria, diretti al termine di un lungo dolce pendio che sembrava quasi riversarsi giù dai monti torreggianti in fronte a noi: qui, mi dissero, cominciava la valle di Rumm. La nostra carovana si rese conto della propria piccolezza, e diventò taciturna, timorosa e vergognosa di ostentare la propria meschinità alla presenza della meraviglia dei monti. Solo le immagini di paesaggi in un sogno di fanciullezza si affacciano talvolta così immense e silenziose."



Così descrive, il Wadi Rum, Thomas Edward Lawrence, il leggendario Lawrence d’Arabia, il giovane ufficiale di Sua Maestà che guidò la rivolta delle popolazioni arabe contro i turchi, appoggiate, per l’appunto, dall’Inghilterra, ricevendone il titolo di Sir, baronetto, il cui nome rimarrà indissolubilmente legato a quello di Wadi - valle - di Rum.

Certo non basta un giorno per conoscere un deserto, anche piccolo come quello del Wadi Rum. Si ha, in ogni caso, la possibilità di percepirne l’ambiente: le grandi pareti di roccia che si levavano a picco nel cielo, il caldo insopportabile, la luce lancinante del sole, la sabbia spazzata via dal vento, la rugiada che scende con la notte e si posa ovunque, ma, soprattutto, gli immensi silenzi.

Noi non vi giungiamo, come Lawrence, in cammello, ma in maniera meno esotica, con la nostra macchina a noleggio, sfruttando la buona strada asfaltata che dalla Desert Higway si dirama fino a Rum. Quando arriviamo, alle cinque del mattino, è ancora notte fonda. La nostra intenzione è di assistere all’alba, da quella che è comunemente chiamata la "Grande Duna". Per questo siamo partiti alle tre in punto dall’albergo di Petra. Secondo le indicazioni in nostro possesso, nell’unica rest house di Rum, dovremmo trovare, nonostante l’ora, una guida disposta ad accompagnarci, con il proprio fuoristrada. Così non è!



Il piccolo villaggio di Rum, da dove partono tutte le escursioni per il deserto, è addormentato. Non c’è anima viva in giro, non ci sono luci accese, se non quelle dei fari della nostra auto.

Ad ogni modo, andiamo alla rest house e proprio mentre ci apprestiamo a bussare alla porta, timorosi di disturbare e svegliare qualcuno, improvvisamente escono due ragazze, che spaventiamo a morte. E’ proprio vero che la fortuna aiuta gli audaci. Costoro fanno parte di un gruppo di turisti svizzeri ed hanno appuntamento con Selim, una guida con cui si sono accordate il giorno precedente, per vedere sorgere il sole dall’alto, neanche a dirlo, della "Grande Duna". Ci aggreghiamo a loro e Selim diventerà anche la nostra guida per il tour nel Wadi Rum.

La luna piena, con il suo tenue pallore, non permette di godere appieno dello spettacolo delle stelle, altresì avvolge il deserto di uno strano chiarore che sembra trasparire dalla sabbia e dalle rocce. In poco meno di venti minuti, ad una velocità abbastanza sostenuta, arriviamo alla base della duna.

Qui togliamo le scarpe e saliamo, in silenzio e in fila indiana. La sabbia è umida e fresca, ma ciò che più ci colpisce è il colore rosso. Sarà perché è notte, sarà perché è coperta da un sottile strato di brina, ma è in assoluto la sabbia più rossa che io abbia mai visto. Il contrasto tra il rosso della sabbia e il blu del cielo, ancora scuro, è incredibile.In cima l’apoteosi. Quando il sole fa capolino dietro ad un gruppo di rocce a forma di castello il Wadi Rum si scopre totalmente in tutta la sua estensione.



"Là, dove sorge il sole, c’è l’Arabia Saudita" dice Selim, indicando l’orizzonte davanti a noi.

Sulla strada del ritorno, alla luce del giorno possiamo costatare le caratteristiche fondamentali di quest’area desertica costituita da un territorio completamente sabbioso dal quale si elevano impressionanti formazioni rocciose. Non ci sono dune, ma più precisamente si possono contare sulle dita di una mano. Per incontrare onde immacolate e sconfinate di sabbia bisogna spingersi fino in Arabia Saudita. Dalla sabbia, qua e là, emergono piccoli cespugli di acacia. Tutto questo è il Wadi Rum, un deserto unico nel suo genere.

Vasto, echeggiante e divino, come amava definirlo Lawrence d’Arabia.

Riportiamo alla rest house le nostre compagne di viaggio, attese dal resto della loro comitiva, in partenza per Aqaba. Prima, però, di riprendere il nostro itinerario, Selim desidera che facciamo una visita a casa sua. La sua famiglia ci accoglie come se fossimo dei parenti più che dei clienti.

Tutti insieme prendiamo un tè, con il latte, gentilmente, ma anche, forzatamente, offerto. Partiamo, di nuovo, dal piccolo villaggio di Rum, prendendo una opposta rispetto a quella presa precedentemente per la "Grande Duna". Selim punta il fuoristrada, un vecchio toyota, in direzione della "Fonte di Lawrence". La visita è d’obbligo, non tanto per la sorgente d’acqua, oggi deturpata da un serbatoio veramente fuori luogo, quanto per visitare gli accampamenti delle tribù beduine che ancora oggi continuano a vivere nel deserto, fedeli alle proprie tradizioni. continua "Il deserto di Lawrence d’Arabia" (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 158 volte - Torna indietro



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