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La costa turchese

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Viaggio lungo la costa e il mare della Turchia, di Adriano Socchi - Inviato il 13 gennaio 2004 da Adriano Socchi.

La costa turchese

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com Il nostro incontro con il mare avviene a Marmaris, una sorta di Rimini turca. Da qui ha inizio il lungo tratto di costa meridionale della Turchia sul Mediterraneo, che arriva fino a Samandag, al confine con la Siria, più di mille chilometri di impareggiabili insenature, baie, calette, scogli, spiagge, sabbia e isole.

Noi percorreremo soltanto il tratto fino ad Alanya, poco più di 500 chilometri comunque sufficienti per cogliere i motivi che spingono il viaggiatore fin qui: scoprire paesaggi incontaminati, immergersi in una natura ancora intatta, bagnarsi nelle acque chiare e trasparenti d’impareggiabili litorali, imbattersi in sorprendenti vestigia greco-romane.



E’ vero, si è ben lontani dall’Islam più autentico, ma s’incomincia, per lo meno, ad individuarne alcuni importanti segni, anche se quando arriviamo a Marmaris, niente di più di una cittadina portuale con negozi alla moda, spiagge affollate, notti frenetiche, l'influenza della nostra cultura è totale. Giusto il tempo di sistemarci in albergo e togliere, a Cece, in una delicata operazione, le spine di un riccio marino, sul quale, soltanto un'ora prima, aveva posato inavvertitamente il proprio piede - egli maledirà per tutta la vacanza il brevissimo bagno fatto nelle acque della baia di Marmaris - e ci tuffiamo tra i vacanzieri. Mentre ci aggiriamo tranquillamente tra le affollate vie, i proprietari delle bancarelle ci costringono a fermarci per guardare la loro mercanzia. I gelatai, poi, sono uno spettacolo: si esibiscono in mille acrobazie per servirci semplicemente un cono gelato (provare per credere).

I camerieri ci invitano nei ristoranti, i barcaioli del porto ci propongono esilaranti gite in mare e, combinazione, ci ritroviamo seduti in una lokanta (tipico locale del lungomare di Marmaris) con un abbondante piatto di pesce fresco davanti e i biglietti per un’escursione in barca, il giorno seguente, in mano.



C’imbarchiamo quindi per uno degli isolotti prospicienti il villaggio di Dalyan poiché qui vive una rara specie di tartaruga marina, in via d’estinzione. Non riusciremo a vederla. Giunti a Dalyan risaliamo, tra canneti e paludi, il gigantesco delta del fiume. In questo ambiente nidificano gli aironi e soprattutto si possono ammirare, seduti comodamente sull’imbarcazione e da una prospettiva privilegiata, le spettacolari tombe rupestri, scavate interamente nella roccia, della necropoli Licia di Kaunos.

Nell'ora di pranzo ci fermiamo su di una delle tante lingue di sabbia dorata che emergono appena dal mare, dove consumiamo il pranzo al sacco e godiamo della bella giornata di sole sdraiati sulla sabbia. Proseguiamo, quindi, per una spartana stazione termale dove ci concediamo dei rilassanti fanghi curativi. Durante il ritorno assistiamo, sul nostro battello, ad uno spettacolo di danza del ventre molto particolare. Un uomo travestito da donna si esibisce, al ritmo di una frenetica musica orientale, coinvolgendo gli spettatori allibiti per il fatto che sale sulle loro spalle ad agitare energicamente il ventre.



Il giorno seguente il tour turistico di Dalyan riprendiamo il viaggio lungo la costa. Nei pressi di Fethiye deviamo verso la città abbandonata di Kaya. Abitata dai Greci fu quasi completamente abbandonata, nel 1920, a causa di un disastroso terremoto e tre anni più tardi i pochi abitanti rimasti saranno definitivamente cacciati dai Turchi. Tra Turchi e Greci, ancora oggi, non corre buon sangue. I Greci contestano e recriminano il possesso di alcune delle isole più vicine alla Turchia, ma che territorialmente ancora non ne fanno parte. Tra le case, le chiese, le piazze, le irte stradine della città fantasma di Kaya regna il più assoluto silenzio, ma gli utensili e gli oggetti, di vario genere, lasciati in fretta e furia sono gli inconfutabili testimoni della vita che doveva pulsare in queste contrade.

Il percorso stradale costiero è tortuoso, i monti scendono a picco sul mare facendo da sipario a piccole spiagge, appartate e deserte, di sabbia bianca e lucente. Ogni qual volta superiamo un promontorio, il mare cambia di colore passando dall’azzurro al blu, dal verde al turchese. Di tanto in tanto, costeggiando le diverse insenature che incontriamo sulla strada, intravediamo piccole grotte marine. Le spiagge più conosciute sono in genere enormi e , purtroppo, molto turistiche. Oludeniz è una di queste. Peccato, davvero, perché Oludeniz, che significa Laguna Blu, è veramente un luogo da sogno.



Si trova in una baia di fronte ad una laguna color azzurro chiusa da un’incantevole cerchia di monti, qui l’acqua salata del mare s’incontra con l’acqua dolce di un lago, ma paradossalmente non si mescolano. Sulle spiagge due cose attirano particolarmente la nostra attenzione: gli insoliti bagni in mare da parte delle donne turche e la massiccia presenza di militari dislocati a presidio di isolate calette.

Sbalorditivo vedere donne turche prendere il sole e fare il bagno vestite, alcune col chador in testa. Peccato non poterle fotografare. I soldati, invece, non hanno nulla a che fare con l’esotismo orientale, ma con la triste realtà socio-politica locale. I militari proteggono la nostra incolumità poiché soltanto un mese prima i gruppi fondamentalisti e i guerriglieri curdi riprendevano, sfumati gli accordi con il governo turco, la lotta terroristica contro lo stato, prendendo di mira i turisti, essendo costoro una pregiata fonte di reddito. A dire il vero, nessuno di noi non solo ha mai avuto, ma neanche avvertito, alcun momento di pericolo. continua "La costa turchese" (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 110 volte - Torna indietro



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