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Budapest: una città, mille anime

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C'è chi giura che la capitale magiara contenga in sé qualcosa di tutte le grandi città europee, ma troverete qualcosa di bizzarro e unico negli intrecci tra antico e moderno, colline e pianure, frenesia e calma, il tutto elegantemente miscelato dalla costante presenza dell’acqua, di Claudio Montalti - Inviato il 30 gennaio 2009 da Claudio Montalti.

Budapest: una città, mille anime

Sito o fonte Web: www.claudiomontalti.net Metropoli di ormai due milioni di abitanti a poca distanza dal confine con la Slovacchia, Budapest nasce dall’unione di tre città, tutte affacciate sul Danubio: Buda, di epoca medievale; Obuda, di origini romaniche; Pest, la più moderna.

I contrasti di Pest.

Percorrendo la salottiera e mondana Váci Utca, tra scintillanti vetrine e lussuosi ristroranti e caffè, è impossibile non notare la bellezza di uomini e donne, espressioni di un dna che sembra generalmente avere preso il meglio dai numerosi conquistatori che si sono qui succeduti. Giunti in Vörösmarty tere, è bene fare una sosta nella pasticceria Gerbaud, la più famosa di Budapest con i suoi cristalli, ottoni e tavolini di serpentino.



Le stesse torte esposte, su tutte la Dobostorte, sembrano altrettante opere d’arte nelle vetrine bene illuminate, ma sono commestibili... e buonissime! Sulla stessa piazza si trova il capolinea della metropolitana più antica dell’Europa continentale, una stazione elegante ed anacronistica dalle pareti rivestite di mattonelle di ceramica al nome della fermata scritto su piastrelle decorate, alle panchine in legno.

La vicina Basilica di Santo Stefano, in stile classicheggiante, adornata con ben cinquantadue tipi diversi di marmo, conserva il Santo Destro, il braccio mummificato del primo re magiaro, la più importante reliquia degli ungheresi. Un’imponente cupola sovrasta l'edificio: vi si può salire per godere un panorama a 360°.

In Dohány Utca troviamo la Sinagoga più grande d’Europa, e gli attigui Museo e Cimitero Ebraico, ma sarà l’Albero della Vita, un salice piangente di metallo dello scultore Imre Varga sulle cui milioni di foglie sono stati riportati i nomi di tutti gli ebrei vittime dell’Olocausto, a commuovervi profondamente, e a indurvi più d’una riflessione sui perché dell’aggressiva politica di Israele. Chi ama le emozioni forti può visitare – in auto o in taxi – il Ghetto ebraico e vedere con i propri occhi l’altra faccia dell’avvento del capitalismo.

La Budapest di chi non ha colto al volo il passaggio alla libera concorrenza mostra più o meno lo stesso aspetto di palazzi eleganti, seppure molto sporchi e grigi, e strade pavimentate a travertino, ma tutto appare desolatamente deserto. Non vedrete nemmeno uno dei numerosi poliziotti che fanno la ronda nelle vicine vie del centro, facendone luoghi in cui passeggiare in tutta sicurezza. Girando a caso, giungiamo a ridosso della ferrovia, dove si allunga una fila infinita di bancherelle che vendono merci usate su cui tutta popolazione, in abiti dismessi, sembra concentrarsi.

Art Nouveau.

La massiccia ricostruzione dopo l’ultima guerra mondiale ha frammentato la città in decine di piccoli nuclei eterogenei. Non è semplice creare un itinerario tra quel che è scampato dalla distruzione del rinascimento ungherese, avviato nel 1808 dall’arciduca Giuseppe, ma è senz’altro un bel modo di spendere almeno una mezza giornata. Il palazzo Gresham, in Roosevelt tere, è un eccellente esempio di Art Nouveau.



Passeggiando nel quartiere di Ferencváros, lungo l’itinerario Kálvin tér, Ráday ut, Boráros tér e infine Bakáts tér scoprirete invece mille particolari e ornamenti geometrici insoliti. La ciliegina sulla torta è il Museo d'Arte Applicata, in fondo alla Hõgyes Endre Ut. Soprattutto l’atrio, con ceramiche, vetri, acciai, stucchi, luce e morbidi toni e luci, è un ben strano, ma affascinante, angolo di mondo. Infine, percorrete lentamente Andrássy Ut e avrete una visione più d’insieme di come doveva essere Budapest a fine ’800.

Questo viale sfocia in Hosok tere, Piazza degli Eroi. Al suo centro si ergono il Monumento degli Eroi e la Tomba del Milite Ignoto e, sullo sfondo, il complesso monumentale del Millennio con statue di generali, soldati, monarchi e Santi. Avvicinatevi: noterete bene sul volto di molte sculture una notevole fierezza. Oltre le statue inizia il Városliget, Bosco della Città.

Passeggiate fino al laghetto ornamentale su cui si affaccia il Vajdahunyad Vara, la riproduzione di un cupo castello transilvano e abbandonatevi alla sensazione di essere sulla scenografia di un film, un bel film. A lato della piazza c’è il Museo delle Belle Arti, che espone caoticamente, ma gratuitamente, opere di importanti maestri italiani (Raffaello, Tiziano, ecc), francesi, spagnoli e fiamminghi.

Siamo ora pronti ad apprezzare la simbiosi di Budapest con le sue acque. È il Parlamento, terminato nel 1904, lo splendido palazzo neogotico che domina il Lungodanubio. Da Piazza dell’Indipendenza, in cui tutto ricorda il l’ottobre 1956, anno in cui gli Ungheresi si liberarono dal regime sovietico, seguite il fiume, e la lunga fila di scarpe di ferro che ricorda gli ebrei qui fucilati, fino al Ponte delle Catene, Lánchíd, il primo stabile collegamento tra Buda e Pest, costruito nel 1849. Attraversatene senza fretta i 375 metri della lunghezza, elaborando passo dopo passo di calpestare la pietra d’angolo che ha reso Budapest quel che è oggi, il primo atto del grande progetto degli Asburgo che, nell’800, elevò la città a principale nodo ferroviario, stradale e fluviale dell’Est europeo richiamando ricchezze e fermenti artistici e culturali. continua "Budapest: una città, mille anime" (Pubblicato il 30 gennaio 2009) - Letture Totali 780 volte - Torna indietro



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