Cose turche

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Racconto di viaggio tra i siti archeologici della Turchia, di Adriano Socchi - Inviato il 13 gennaio 2004 da Adriano Socchi.

Cose turche

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com Turchia: così vicina, così lontana! Niente di più vero ma prima di partire, le perplessità non mancavano... arrivare in Turchia per quanti, come noi, non hanno familiarità con la cultura, gli usi ed i costumi della società mussulmana, l’impatto è stato veramente tale, ossia un urto alle nostre coscienze ed abitudini, e questo nonostante la Turchia sia, tra gli stati mussulmani, il più aperto verso l’occidente e uno dei più permissivi.

Basta pensare al fatto che è un produttore di birra e vino, benché le rigide osservanze della religione islamica impediscano di consumare bevande alcoliche. Una filosofia, dunque, tollerante: non tutti sono fedeli di Allah, per tanto, ognuno è libero di scegliere, ma la massima "cose turche", spesso pronunciata per rimarcare episodi bizzarri, fuori della logica comune e dall'ordinario, diverrà molto naturalmente e spesso pronunciata nel corso di tutto il nostro viaggio.



S’incomincia all’aeroporto di Istanbul dove facciamo scalo prima di giungere a Izmir (Smirne). Abbiamo a nostra disposizione due ore prima della partenza e pensiamo, allora, di effettuare un primo cambio dei soldi. Lascio così i miei bagagli in custodia a Mavi e mi dirigo verso la cassa del cambio, con 500 mila lire nel marsupio, che tiro fuori e consegno allo sportello. Dopo molti minuti, ormai spazientito dall’attesa, vedo il responsabile del bancone uscire dalla cabina e recapitarmi un sacchetto, tipo quello delle spese, con dentro banconote turche pari ad un valore di 14 milioni di lire. Rimango, a dir poco, sbalordito e soltanto dopo qualche minuto ritorno in me.

L’idea era quella di contare i soldi per accertarmi che la cifra coincidesse alla somma scambiata, ma desisto. Intuisco, però, che sarà una vacanza economica, e lo sarà. Il cambio di denaro fatto all’aeroporto di Istanbul rimarrà il solo effettuato durante tutto il viaggio.



La prima cosa in assoluto che colpisce il visitatore occidentale in Turchia sono i muezzin che dagli altoparlanti dei minareti, delle moschee, richiamano i fedeli alla preghiera per ben cinque volte al giorno. La preghiera del mattino, alle ore 05.00, sarà per tutti noi una sorta di incubo. Quando sentiamo il muezzin per la prima volta, a Selcuk, incuriositi ci alziamo e ci sporgiamo dalla finestra dell'albergo, in tempo per vedere due anziani che, steso il fazzoletto a terra, s’inginocchiano e pregano, naturalmente, rivolti verso La Mecca.

A Selcuk, dove trascorriamo la nostra prima sera, mangiamo subito quello che è l’indiscusso piatto nazionale turco, cioè il kebab. In una trattoria, sulla piazza principale, ordiniamo un kebab al cartoccio, uno alla panna, tre allo yogurt e uno in umido. Le varianti della pietanza sono molteplici, ma si tratta essenzialmente di carne alla griglia di montone o agnello, insaporita di mille spezie e tanta cipolla! Se decidete di mangiarlo è d’uopo per la notte comprarsi una bottiglia d’acqua, meglio se gasata, da tenere sul comodino, a fianco al letto. Durante il nostro soggiorno in Turchia il kebab (la versione fast food), non il piatto, ma il panino, diverrà il nostro pranzo quotidiano. Lo troverete dappertutto!

Con la bocca ancora infuocata, per via delle spezie contenute nel kebab, ci fermiamo in un piccolo bar dove chiediamo qualcosa di dissetante, purché sia una bevanda tipica turca. Dopo pochi minuti ci portano un vassoio con sei bicchieri di raki, un aperitivo dall’inconfondibile gusto di anice, che assomiglia molto alla nostra sambuca. Servito allungato con acqua e ghiaccio, ed accompagnato da pistacchi tostati, è sì dissetante come richiesto, ma anche un tantino alcolico.



Al sito archeologico di Efeso, un tempo un importante porto, prima sotto il dominio dei persiani e poi degli spartani e dei greci, ci propongono di effettuare un tratto del cammino su un carretto malandato, trainato da un asino. Accettiamo soltanto per accontentare il triste bambino che ci promuove la corsa. Visitiamo la Tomba dei sette dormienti, camminiamo per la via Marmorea, vediamo l’Agorà, il grande Teatro e la famosissima Biblioteca di Celso.

Giunti, poi, alla Casa del Piacere confrontiamo la lunghezza del nostro piede con quella dell’impronta incisa, su una targhetta, all’ingresso della casa: solamente chi supera determinate "dimensioni" ha la possibilità di entrare in tale complesso. Efeso è bellissima, ma con troppi, troppi turisti. I monumenti sono ricoperti di corpi umani e quasi non si riescono a vedere. Ritornati a casa dovremmo amaramente costatare come pure le fotografie siano rovinate dalla moltitudine di turisti presenti. Un vero peccato non potere apprezzarla.

Magari visitandola presto... continua "Cose turche" (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 93 volte - Torna indietro



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