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Ho visto il Cerro Torre!

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Racconto di viaggio in Patagonia, di Adriano Socchi - Inviato il 13 gennaio 2004 da Adriano Socchi.

Ho visto il Cerro Torre!

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com Eccolo là il leggendario Cerro Torre! A dire il vero, distinguo meglio il Fitz Roy. Le due cime-simbolo della Patagonia sono visibili già da molto lontano. Percorrendo la ruta 40, la Cordigliera si sviluppa parallela al nostro senso di marcia e i due monti si trovano alla nostra sinistra. La giornata è bella ma la preoccupazione rimane. Il tempo è molto variabile, spesso brutto.

Quando c’immettiamo sulla 23 che costeggia il lago Viedma, cominciamo ad andare incontro ai monti. Dove la strada termina, c’è El Chalten, paesino che è il punto di partenza dei trekking tanto per il Torre quanto per il Fitz Roy. La città sembra essere riesumata da un vecchio film western. Il paese è desolato, le strade sono tutte sterrate, il vento alza turbini di polvere e fa rotolare secchi cespugli, e dal fondo avanzano due uomini a cavallo, capello da cow-boys in testa.



Sistemati i bagagli, gambiamo fino alla cascata Chorillo del Salto. Niente di particolare. Merita molto di più, al tramonto, uscire di qualche chilometro da El Chalten, fermare l’auto ai bordi della strada, salire su una qualunque delle tante colline e assistere al calar del sole. Osserviamo l’oscurità fasciare lentamente e interamente il paese e le montagne circostanti finché non rimane solo un tenue chiarore lunare. Sopra di noi, ad ovest già brilla la croce del sud, che divverrà sempre più grande e splendente. Quando rientriamo, i nostri pensiero sono per l'arrampicata alla Laguna Torre. Quante volte ho letto del Cervino, dell’Everest, del Kilimanjaro o del Cerro Torre montagne che hanno scritto la storia dell’alpinismo...

Un mio piccolo sogno era sempre stato quello di riuscire, un giorno, a vederle tutte e salirne almeno una. Non mi pare vero di trovarmi in questo luogo sperduto che a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta, una volta caduto l’Everest, iniziò a catturare la curiosità dei più grandi alpinisti del mondo. Al mito della salita intesa come altezza si sostituisce l’esaltazione delle difficoltà. Non si guarda più agli 8.000 metri o, meglio, lo si fa meno di prima. Ci si rivolge alle pareti verticali, e quale miglior palestra della Cordigliera Patagonica?



La Cordigliera Patagonica, Fitz Roy in testa, inizia a rubare all’Himalaya gli amanti dell’alpinismo, ma il Cerro Torre rimane dietro le quinte. Non veniva neppure preso in considerazione. Ecco quanto scriveva M. A. Azema in una sua relazione: "Il problema della scalata? Non può essere posto il problema della scalata al Cerro Torre. Anche il solo pensare ad un tentativo è cosa vana e ridicola. Insomma... è il Cerro Torre, una cima che lascia in pace l’immaginazione degli scalatori, anche dei più appassionati, una cima vergine e inaccessibile, che non ispirerà mai che amori platonici."

Alle difficoltà tecniche, la Patagonia aggiungeva quelle meteorologiche. Qui l’alpinismo si è sempre scontrato con il cattivo tempo prima ancora che con le difficoltà tecniche. Il brutto tempo obbligava a lunghe e snervanti attese. Le scalate avvenivano in condizioni difficili di forte vento, nevischio, pioggia e nebbia. Tutto questo rafforzava la fama d’inaccessibilità del Cerro Torre, e le nostre paure di imbatterci in una brutta giornata. Andiamo a coricarci, ma non riusciremo a dormire se non per due o tre ore. L’attesa per la salita è snervante e alle cinque siamo già tutti svegli. Sotto le coperte, ascoltiamo il vento soffiare leggero. Mi alzo apro le tende e guardo il cielo, ancora scuro, ma stellato.



Lasciamo El Chalten all’alba, euforici per via della bella giornata che ci attende. Il sentiero per la Laguna Torre parte subito in salita, guadagniamo quota ed usciamo così dalla conca di El Chalten per proseguire lungo un piccolo vallone che si sviluppa verso sinistra. Qui immortaliamo il Fitz Roy, velato dalla suadente luce rosa arancione dei primi raggi del nuovo giorno. Sarà anche l’ultima perché d'ora in avanti lo perderemo di vista per tutto il resto della giornata. La mulattiera serpeggia spesso in piano fino a quando c’inoltriamo in un bosco di lenga, dove riprende a salire per giungere ad un colle da cui possiamo ammirare la gigantesca guglia del Cerro Torre. continua "Ho visto il Cerro Torre!"

(Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 157 volte - Torna indietro



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