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Le sconociute bellezze di Panama

Itinerari, Tour e Idee di viaggio

Panama City. Las Perlas, San Blas, Isla Cana, Boquete e Bocas del Toro. Queste le tappe di un viaggio alla scoperta delle bellezze naturali di un paese ancora al di fuori delle rotte turistiche di massa, che, per questo, riserva ancora emozioni, di Francesco - Inviato il 18 luglio 2008 da panamaviaggi.

Le sconociute bellezze di Panama

Sito o fonte Web: www.panamaviaggi.com Arrivo a Panama City.

Dopo un viaggio interminabile, e perquisizioni di ogni tipo (maledetto 11 settembre), siamo finalmente giunti a Panama. Arriviamo di sera ed in piena stagione delle piogge, che sul pacifico dicono siano abbastanza fastidiose. Il nostro primo giorno, un po' stanchi per il viaggio, è stato dedicato solamente alla visita della città vecc hia, il Casco Viejo, molto affascinante, dagli edifici coloniali colorati più o meno in rovina, affiancati da bellissimi palazzi perfettamente restaurati. Questa città è stata fondata dagli spagnoli dopo la distruzione della città di Panama La Vieja da parte del pirata Henry Morgan. Il quartiere è davvero interessante, con le sue strade strette e i balconi pericolanti, per certi versi ricorda la Habana Vieja. Non ci siamo ovviamente astenuti dal passeggiare anche per le zone sconsigliate dalla Lonely Planet, finendo inesorabilmente tra i vari violetti secondari dove venivamo squadrati dalla testa ai piedi e visti forse come "appetitosi bocconcini" turistici. In ogni modo, approfittando del fatto che era giorno, ci siamo addirittura tolti lo sfizio di fare qualche fotografia in giro. I taxi a Panamá costano davvero poco, un paio di dollari, per cui non abbiamo ancora vissuto l''esperienza di salire a bordo di un autobus locale, chiamati diablos rojos letteralmente "diavoli rossi" per come guidano gli autisti I bus sono i vecchi scuola bus americani degli anni 50, coperti di coloratissimi disegni ed illustrazioni surreali.

Prima Tappa. Arcipelago di Las Perlas

Panamá City e'' davvero una città affascinante, viene quasi voglia di non proseguire il viaggio ma ormai è arrivato il momento di muoversi, prima tappa del nostro itinerario è l'arcipelago di Las Perlas (chiamato così perchè una volta vi si trovavano le più grosse perle di tutto il Latino America). Situato nel Golfo di Panamá a pochi minuti di volo dalla capitale, l''arcipelago é formato da circa 220 isole di cui solo una dozzina sono abitate. Bagnato da acque calme di colore turchese, orlato da palme da cocco, foreste vergini e impreziosito da spiagge deserte.
Abbiamo soggiornato ad Isla Contadora, l'isola in cui è concentrata la maggior parte delle, ancora poche, strutture. Essendo bassa stagione, avevamo la spiaggia principale (Playa Larga, mezzo chilometro di sabbia bianchissima con acqua cristallina), tutta per noi. Il secondo giorn o abbiamo optato per un tour di snorkeling noleggiando una canoa a motore con alla guida un ragazzino-pescatore, il quale dotato solamente di filo (senza canna da pesca e usando un pezzo di plastica come esca) è riuscito a pescare un tonno!!! La preda è diventata la nostra succulenta cena, cucinata a la creola da un cuoco locale per 5 dollari. Lo snorkeling è davvero emozionante, con un po' di fortuna è possibile avvistare razze, tartarughe, murene e tantissimi pesci colorati. Raggiungiamo qualche isola vicina, in particolare la meravigliosa Isla Mogo Mogo, scelta qualche anno fa come location dai produttori del reality Survivor. Sulla via del ritorno, abbiamo avuto la fortuna di incrociare delle balene, potendole osservare da una trentina di metri mentre una barca di biologi le filmava. Ci viene spiegato che da giugno a dicembre è infatti la stagione delle balene e degli squali balena che solcano queste acque. Le serate, causa la bassa stagione, erano un po' pacate. I bar e ristorantini erano aperti, ma tr a gicamente deserti (c'erano più camerieri che clienti). Tra le cose curiose che possono accadere a Panamá, può capitare di vedere un bambino di al massimo 8-9 anni guidare felice una jeep 4x4 con tanto di famiglia al seguito. Altro che patente a punti, bonus e crediti!

Seconda Tappa. Arcipelago di San Blas.

Un vero paradiso tropicale, isolotti di sabbia bianchissima interamente coperti di palme da cocco e circondati da splendidi coralli e mare color cobalto. E' difficile immaginarlo però questo posto esiste. Con 45 minuti di volo da Panama City si realizza un vero e proprio salto nel tempo quando il piccolo aereo di Aeroperlas si catapulta a tutta velocità verso una stretta lingua di terra che è l'aeroporto di Mamitupu, anche se definirlo aeroporto è quanto meno eccessivo. E' come essere sbarcati in un altro mondo, in cui tecnologia, edifici, automobili e modernità spariscono come per incanto. Si percepisce una tranquillità quasi indescrivibile, probabilmente dovuta al fatto che qui la vita è sc andita solo dai ritmi della natura. Questi isolotti corallini, selvaggi e incontaminati, alcuni più grandi ed abitati, altri davvero miniscoli. Sono fazzoletti di sabbia emersi dal mare contenenti una spruzzata di palme. Il mare, tra il verde e l'azzurro più profondo, è il centro della vita nell'arcipelago. Senza aver prenotato nessun tipo di alloggio, e, in realtà, senza sapere nemmeno con esattezza dove andassimo, visto che la prenotazione del volo era stata fatta all''ultimo minuto e per telefono, siamo accolti dal personale dell'hotel Uaguinega che ci conduce all'isola più vicina, Isla de Achutupu, dove, per fortuna, troviamo posto nell'unico hotel esistente. E' un hotel eco-turistico, il cui nome nel linguaggio Kuna Uagui-Nega significa casa del delfino. I Kuna sono la popolazione indigena, originaria della Colombia, che abita l'arcipelago.
L'impatto è davvero strabiliante. Essere trasportati dal rumore caotico della città di Panama alla natura allo stato puro in un batter ciglio. L'isola era grande poco più di un campo da calcio, le cabañas (capanne) sono rigorosamente di legno, lavorate e dipinte a mano, coloratissime, sembravano fondersi alla perfezione con il paesaggio circostante. Al largo, galleggiano alcuni "cayucos", le canoe intagliate in un solo tronco d''albero tuttora principale mezzo di trasporto di quest'angolo di paradiso, mentre le donne, dai vestiti rossi e gialli e orecchini d'oro al naso, sono indaffarate dalle occupazioni della vita quotidiana. I Kuna sono una delle poche popolazioni indigene del centroamerica ad avere conservato intatta la propria identità culturale. Forse proprio grazie all'isolamento di questo paradiso segreto. Le loro tradizioni venivano tramandate oralmente e le loro leggi vengono fatte rispettare rigorosamente anche agli stranieri.
Restiamo in quest''arcipelago per due giorni. Il secondo giorno conosciamo maggiormente lo stile di vita di questo popolo durante la visita alla comunità di Aligandi, un''isola questa si densamente popolata. Questo villaggio appar e come un mondo fantastico; dagli abiti tradizionali ai coloratissimi arazzi di stoffa che sventolano in balia di un vento. Sono le "molas", stupende stoffe cucite a mano su cui le donne, accanto a fantasiose scene mitologiche sulla creazione del mondo, raccontano in anche eventi della vita quotidiana: animali dell''arcipelago, immagini di libri e giornali abbandonati dai visitatori. Camminando per il villaggio, passiamo di fronte ad una chiesetta e alla scuola dove siamo stati "assaliti" dai bambini kuna che ci festeggiano come se per loro fossimo il più bel regalo di natale mai ricevuto. Davvero incuriositi dalle nostre macchine fotografiche e videocamere, si mettevano in posa per essere fotografati, poi, vanitosi volevano vedere come erano venuti e giocare con le macchine fotografiche, un vero spasso. Gli scorci sull''oceano, i moli, la foresta in lontananza, erano veramente paesaggi mozzafiato. La nostra guida ci racconta che sono le donne il centro di una struttura sociale intatta da generazioni, basata sul matriarcato, in cui l'uomo si sposa e va a vivere nella famiglia della moglie. Le donne sono quindi le protagoniste di molti riti di passaggio, come l'"inna-nuga", quando le giovani ricevono il nome che le accompagnerà per tutta la vita.
Il pomeriggio è dedicato allo snorkeling nella barriera corallina, nuotando tra centinaia di pesci tropicali coloratissimi, cavallucci e stelle marine. Dalla barca abbiamo avuto poi anche la fortuna di vedere i delfini. Vogliamo poi parlare dell''aragosta mangiata a cena seduti direttamente sull''oceano? Il dopocena trascorso su un''amaca penzolante tra le palme, col naso all''insù'' a guardare nel buio più fitto le stelle del cielo, come nemmeno in montagna si vedono. Di notte ci si addormentava col dolce sciabordio delle onde dato che la nostra cabaña non distava più di un paio di metri dal mare. Insomma, natura, natura, natura.
Importantissima nella vita della comunità è la figura del capo villaggio, che, risolve le controversie e distribuisce i compiti e que lla dello sciamano che cura le malattie e allontana gli spiriti malvagi. Il segreto della sopravvivenza di questa popolazione consiste nella loro incredibile capacità di adattamento alle circostanze, in modo pacifico o con una resistenza armata, come negli anni Venti del 1900, quando hanno costretto il governo di Panama a riconoscere la loro autonomia. La sfida odierna sta nel turismo, nel modello di turismo da intraprendere. Per il momento, i pochi hotel consistono in semplici capanne di legno (alcuni addirittura senza corrente elettrica) e sono gestiti direttamente dai Kuna, ma quanto tempo ancora durerà intatto questo delicato paradiso tropicale?

Terza tappa: Pedasì e Isla Cañas, Provincia di Los Santos

Con un viaggio di circa 4 ore dalla città di Panama, si raggiunge la cittadina di Pedasì nella Provincia di Los Santos. Questa cittadina, molto tranquilla e poco turistica, è una buona base di partenza per fare delle ottime escursioni alle spiagge ed isole vicine. Playa El Toro è una bella spiaggia selvaggia a 5 chilometri dal centro ed è ottima per pescare e praticare surf. E' davvero un peccato non saper surfare: un po' come essere in una discoteca e non saper ballare la salsa, frustrante.
Di notte ci siamo consolati con uno spettacolo davvero mozzafiato e commuovente. Siamo andati ad Isla Cañas, un'isoletta dove, tra luglio e novembre, più di 10.000 tartarughe marine arrivano sui 12 km di spiagge a deporre le uova. Arrivare all'isola non è facile, dopo un lungo tragitto su una strada piuttosto malconcia e una traversata in barca, spesso (dipende dalla marea) è necessario camminare al buio nel fango in un canale tra le mangrovie. Giunti a destinazione, sbarchiamo praticamente a casa/capanna della nostra guida che ci spiega che l'isola è il posto più importante di nidificazione del Pacifico panamense, in particolare per le tartarughe ulivacee. Ceniamo e aspettiamo quasi mezzanotte per raggiungere a piedi la spiaggia. Al principio non ne vedemmo nemmeno una ed iniziavamo ad essere molto de lusi quando la guida, vedendo le impronte lungo la sabbia, ci disse: "lassù"! Guardavamo assorti come la tartaruga lasciava cadere le uova in un buco nella sabbia umida. Erano molto bianchi, e di fronte a questo spettacolo tanto intimo ci sentimmo come degli intrusi.
In totale ne abbiamo osservate solamente due, deporre le uova, poi coprirle scrupolosamente con la sabbia (cercando di nascondere il più possibile la posizione del nido) ed infine ritornare faticosamente verso il mare, esauste per il grande sforzo compiuto. Ci viene detto che su questa spiaggia a volte è possibile presenziare ad un arribada, ossia l'arrivo simultaneo di migliaia di esemplari. Ritornammo a Pedasì alle due del mattino consapevoli di aver vissuto un'esperienza davvero indimenticabile.

Quarta tappa: Boquete.

Dopo una giornata trascorsa interamente in autobus, con la sveglia puntata alle 6 del mattino, attraversiamo mezzo paese per arrivare sotto un diluvio infine a Boquete, nella Provincia di Chiriquì. Qui, a differ enza di tutti gli altri posti fino ad ora visitati, fa freddo o meglio fresco. Siamo infatti a più di mille metri di altitudine e questo luogo è conosciuto come la città dell'eterna primavera. La prima veduta di Boquete si ha dalla strada all'altezza dell'ufficio turistico: il paese è là in fondo alla valle, il Volcan Barù domina dall'alto dei suoi 3400 metri e tutto intorno foreste rigogliose.
Boquete è un ottimo punto di partenza per gli amanti della natura e dell'avventura: rafting, camminate, gite a cavallo o canopy sono alcune delle tante attività che si possono fare tra i suoi fiumi, monti e vulcani. A febbraio c'è la festa dei fiori e del caffè, ma non essendo così fortunati ci accontentiamo di un'escursione in 4 x 4 per le montagne vicine.

Quinta tappa: Arcipelago di Bocas del Toro.

Ultima tappa del nostro girovagare panamense, è Bocas del Toro, l''arcipelago all''estremo nord ovest di Panamá. Senza saperlo, siamo arrivati giusto per la Feria del Mar, la festa più importante dell'an no, per cui finalmente abbiamo visto un po' di gente. L'arcipelago è composto da circa 250 isole, che non hanno nulla da invidiare a nessun altra destinazione: lussureggianti foreste tropicali, mangrovie, spiagge tra le migliori dei Caraibi, splendide barriere coralline ed acque trasparenti come il cristallo.
Per alloggiare abbiamo scelto la città di Bocas, ad Isla Colon, per la sua caratteristica architettura caraibica e la sua atmosfera rilassata, in cui viaggiatori di ogni nazionalità si incontrano tra le stradine al tramonto dopo una giornata trascorsa in mare.
Una giornata è dedicata alla scoperta di Playa Boca del Drago: una bellissima spiaggia ad est di Isla Colon, raggiungibile anche in bus, dove stavo quasi per pestare due razze semi-nascoste sotto la sabbia mentre facevo snorkeling. Svanita la paura mi imbatto in un tratto di spiaggia dove decine di stelle marine erano perfettamente visibili a pochi centimetri di profondità. Infine ho giocato a nascondino con uno strano pesce che era così tim ido che ogni volta che tentavo avvicinarmi, si rifugiava dietro una roccia fissandomi negli occhi.
Immancabile l'escursione ad Isla Bastimentos, che con la sua ricchezza umana e naturale, è un autentico gioiello dell'arcipelago. Parte dell'isola, dei coralli e delle magrovie che la circondano fanno parte del Parque Nacional Marino Isla Bastimentos. Questa volta il tempo non ci è stato amico e abbiamo preso una caterva di acqua. Eravamo in compagnia di altri viaggiatori, ma che fatica ritornare a parlare inglese, dopo tanto spagnolo. Comunque in quest'isola non c'è vita serale e non ci sono divertimenti di alcun tipo. Solo mare e sole. Le spiagge più belle sono Wizard's Beach, Playa Primiera, Playa Segunda (o Red Frog Beach), Polo Beach y Playa Larga.
Ci concediamo infine la gita alla Bahía de los delfines dove riusciamo a vedere e fotografare almeno un paio di delfini e continuiamo verso Cayo Zapatilla, un'altra isola stracolma di palme e foresta, circondata da una barriera corallina poco profonda e q uindi perfetta per lo snorkeling. Se non ci sono onde, l'acqua è davvero molto trasparente. Con un po' di fortuna (durante la stagione delle piogge) si possono avvistare le 4 specie di tartarughe che vengono a nidificare da queste parti. Infine per la serie i locali notturni più belli del mondo, trascorrere le serate al Barco Hundido a Bocas città, sdraiati in riva al mare guardando il cielo ha sicuramente pochi eguali.
E' giunta l'ora di lasciare Panama e di dirigerci verso il Costa Rica, per cui da Bocas del Toro, con barca, autobus e taxi arriviamo alla frontiera di Changuinola, dove con grosso stupore capiamo che attraverseremo davvero il confine tra i due paesi camminando. La frontiera infatti non è altro che un vecchio e pericolante ponte ferroviario in disuso, dove una volta (ma quando?) passava il treno. Era la prima volta in tutta la mia vita che attraversavo una frontiera camminando, davvero bello!

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