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Una notte a Doha, alla vigilia della guerra

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Impressioni di una sosta in Qatar, di Adriano Socchi - Inviato il 13 gennaio 2004 da Adriano Socchi.

Una notte a Doha, alla vigilia della guerra

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com Sull'aereo che da Colombo, in Sri Lanka, mi riporta in Italia sono assorto a leggere il giornale di bordo della Qatar Airways. L’intenzione è quella di prendere più informazioni possibili sulla città di Doha. Motivo? A causa di uno scalo di diverse ore nella capitale del Qatar, ho proposto ai miei compagni di viaggio d’ingannare le lunghe e noiose ore d'attesa, che ci aspetterebbero all'aeroporto, non con le solite interminabili partite a carte, ma andando a visitare, pur con poco tempo a disposizione e di notte, Doha. Detto, fatto, e il viaggio continua... nel bel mezzo della crisi irachena. Gli americani hanno allestito nella base di As Sayliyah, nei pressi di Doha, il quartier generale.



E’ per questo che decidiamo di visitare la capitale dello stato arabo, che riveste un ruolo importante nello scacchiere politico di questa delicata area che è il Golfo Persico. Infatti, il Qatar non è certo una meta turistica. Date le sue modeste dimensioni non ha gran che da offrire al turista. Senza timore di essere smentito, è tra le destinazioni meno ambite del mondo visto che il paese ha iniziato a rilasciare visti turistici soltanto a partire dal 1989 e solo di recente la monarchia assoluta ereditaria, che è al governo, ha deciso d’aprirsi al turismo, ma ad un turismo d’élite. Il Qatar promuove manifestazioni di livello internazionale di golf, tennis, motociclismo, e di recente la sua nazionale di calcio ha incontrato, in una partita amichevole, il Milan. Nonostante questo, il Qatar rimane un paese non votato al turismo.

Un po’ per caso ci ritroviamo a Doha per catturare, per quanto possa essere possibile, gli aspetti caratteristici di questa società della penisola arabica, appena più liberale dell’Arabia Saudita, ma certamente più arretrata del Bahrein, del Kuwait e degli Emirati Arabi. Durante il disbrigo delle non semplici formalità doganali veniamo infatti separati: gli uomini da una parte e le donne dall’altra. Io e Cece, tanto quanto Mavi e Ila, siamo accuratamente perquisiti. Inoltre, mi requisiscono una bottiglia di vino, ma finalmente usciamo dall’aeroporto. Soffia un inaspettato e fastidioso vento, un infausto preavviso dei venti di guerra che saranno di lì a soli 4 giorni. Sul piazzale antistante noleggiamo un taxi per un paio d’ore. L’autista non capisce bene l’inglese, quindi gli consegno il foglio con l’itinerario annotato - in inglese - sull’aereo: Corniche, Qatar National Museum, Tower O’Clock, Big Mosque, Al-Sadd Plaza, Shebestan Palace Restaurant, Doha Sheraton Hotel, Al Jazeera TV.



Arrivati dopo un lungo giro alla Al-Sadd Plaza, l'autista prima c’intima e poi ci vieta di scendere. "Why, no possible?" insistiamo assicurandogli che vogliamo fare semplicemente una passeggiata e scattare qualche foto. Fermato il taxi ai bordi della strada, spiega che la zona di notte è malfamata ed inoltre, con i tempi che corrono, i turisti occidentali non sono tanto ben visti dalla popolazione. Non sappiamo cosa pensare. Il Qatar, dal punto di vista dello stato sociale, è uno dei più sicuri al mondo.

Per esempio l’istruzione e la sanità sono gratuite, le case costano poco o niente, il lavoro non manca. Tutto questo grazie al petrolio. I cittadini, poi, sono abituati agli stranieri occidentali. Sarà, allora, proprio per via della guerra? Ma stando a quanto scrivono i giornali, il popolo del Qatar non è d’accordo con la scelta del proprio governo di schierarsi a favore degli americani. Siamo tentati di chiedere al tassista la sua idea in proposito, poi desistiamo per non creare dell’ulteriore tensione. L’impressione, però, è che nella capitale del Qatar il conflitto è già scoppiato e qui più che altrove, la guerra è vissuta come uno scontro tra occidente e islam. continua "Una notte a Doha, alla vigilia della guerra"

(Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 157 volte - Torna indietro



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