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Petra: ieri come oggi

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Racconto della visita all'affascinante Petra, Giordania, di Adriano Socchi - Inviato il 13 gennaio 2004 da Adriano Socchi.

Petra: ieri come oggi

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com Scavata in un paesaggio grandioso, nascosta com’è in quelle rupi nelle quali è scolpita, la mitica Petra, la perla dei Nabatei, ha mantenuto intatto nei secoli tutto il suo fascino. I suoi meravigliosi tesori sono rimasti sconosciuti per intere epoche.

Fino al 1812 non si sapeva dell’esistenza della città e dei suoi monumenti. I beduini della zona custodivano gelosamente le rovine che utilizzavano come depositi e magazzini per la propria mercanzia. A scoprire la "città rosa" fu il giovane viaggiatore svizzero Johann Ludwig Burckhardt. In viaggio tra Damasco ed il Cairo, egli sentì raccontarsi dalla gente del posto dell’esistenza di una straordinaria città, nascosta tra le montagne. La sua indole di esploratore lo portò a cercarla, ma solo la sua tenacia, la conversione alla fede islamica e la conoscenza della lingua araba gli permisero, attraverso un travestimento, di confondersi facilmente e a lungo con la popolazione autoctona. Tutto questo, però, ancora non bastò. Dovette studiare un espediente per farsi accompagnare sul luogo e si spacciò quindi per un pellegrino mussulmano che doveva sacrificare una capra, per un voto fatto ad Aronne, ma solo dopo essersi ben informato dell’esistenza e della posizione della tomba nella valle del Wadi Musa, come egli stesso conferma: la cui tomba sapevo trovarsi al fondo della valle; pensai che con questo stratagemma avrei potuto visitare la valle mentre andavo alla tomba.



Assoldò così una guida e si fece accompagnare. Correva l’anno 1812. E' forse grazie al lungo isolamento che oggi Petra conserva ancora molti dei suoi monumenti, nonostante i secoli, l’usura del tempo, i terremoti e le tempeste di sabbia.

Petra continua a vivere, ieri meta di pellegrini e mercanti, oggi di orde di turisti. Le carovane, in partenza dall’Oman, con i loro preziosi carichi, trasportati sui dorsi dei cammelli, impiegavano tre lunghi e faticosi mesi prima di raggiungere la città di Petra, dopo aver superato molte insidie e mille difficoltà, come i terribili predoni dello Yemen o le infernali e assolate dune di sabbia dell’Arabia Saudita.

Bisognava essere protetti da dio a non incontrare i primi, e assolutamente non si doveva perdere la via poiché saltare una sola pozza d’acqua significava la morte. Per il viandante di quei tempi Petra doveva equivalere al richiamo ammiccante di una lontana stella cometa, e lasua comparsa improvvisa in mezzo al deserto doveva avere un che di mistico. Dopo duemila anni, Petra continua ad esercitare un richiamo e un fascino altrettanto irresistibile, ma il viaggio per raggiungerla, per quanto possa essere insolito, è corredato di tutte altre insidie rispetto a quelle dei carovanieri di un tempo.



Noi giungeremo nella leggendaria città in appena due giorni. Partiamo da Malpensa e in circa quattro ore arriviamo a Sharm el Sheik, in Egitto, dove trascorriamo la notte. L’indomani con un autobus percorriamo la buona strada costiera del Sinai fino a Nuweiba e qui salpiamo alla volta di Aqaba, in Giordania. Dopo aver esplicato le formalità doganali, all’uscita del porto veniamo assaliti da un nugolo di tassisti e letteralmente sbattuti a destra e sinistra al fine di essere infilati nel proprio taxi anziché su quello di un altro. L’intervento della polizia doganale, oltreché propizio, è risolutivo e ci fa' accomodare sul taxi dell’uomo più anziano. Sarà l’unico fastidio procuratoci dalla gentile e cordiale popolazione giordana.

Giunti nella città di Aqaba noleggiamo un’auto e partiamo immediatamente per Petra nonostante sia ormai buio. Quando arriviamo la maggior parte dei locali sono già chiusi. Sulla via principale, un venditore ambulante di kebab fa' ancora girare la carne di montone sulla griglia. Orgoglioso che due turisti possano consumare la sua cucina, c’invita a sedere su due grosse pietre, sul ciglio del marciapiede, e c’imbandisce la tavola, con tanto di tovaglia, sopra ad una cassetta rovesciata. Oltre a mangiare due saporiti kebab a testa avremo modo di fare amicizia con Mohamed, di Amman.



Quale indescrivibile sollievo dovevano provare i viandanti quando raggiungevano Petra quando, pagato il pedaggio per l’ingresso alla città, le alte pareti di un fantastico canyon, detto il Siq, la principale via d’accesso a Petra, costituivano una fresca oasi d'ombra e di fresco, dissetante benessere.

L’ombra mitigava d’improvviso la calura e i canali scavati nei muri recavano l’acqua corrente con la quale ci si poteva rinfrescare e bere. Alla fine di novembre il sole tramonta alle 16:30 e sorge alle 06:30 e occorre quindi sfruttare al massimo le sole dieci di ore di luce disponibili. Al mattino presto, nel pur mite autunno giordano, nel Siq fa' freddo. I canali dell’acquedotto, qua e là distrutti, sono ancora ben visibili anche se ormai privi d'acqua, che con un po’ di immaginazione si sente e vede scorrere. In fondo, le pareti che si elevano fino a 200 metri d'altezza e restringono fino a 5 metri nel loro punto più stretto sono sempre le stesse. continua "Petra: ieri come oggi" (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 240 volte - Torna indietro



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