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Parque Nacional Torres del Paine

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Racconto di viaggio in Argentina. Patagonia, di Adriano Socchi - Inviato il 25 novembre 2016 da Adriano Socchi.

Parque Nacional Torres del Paine

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com Lascio la Tierra del Fuego imbarcandomi sul traghetto che collega giornalmente l’Isla Grande con la parte più meridionale del continente americano. Trenta minuti di traversata, sullo stretto di Magellano, e sono in Patagonia. Da Punta Delgada, ci aspetta ora un lungo trasferimento fino a Puerto Natales, ma per lo meno i chilometri da percorrere sono interamente asfaltati. Lungo il tragitto, il pensiero corre…



Chissà, mi domando, se troverò quelle stesse terre avventurose che tante volte mi sono prefigurato, leggendo i libri su questi territori, in cui avvertivo la natura padrona assoluta. Intorno a me s’aprivano paesaggi unici quando, sul divano di casa mia, chiudevo gli occhi per meglio immaginarmi quanto avevo appena letto sulle magiche e selvagge terre della Patagonia. Le letture sui viaggi dei primi esploratori, insieme ai resoconti delle scalate dei grandi alpinisti, mi hanno fatto amare, fin da ragazzo, queste terre estreme. Pur senza mai viste e vissute, era un po’ come se le avessi sempre conosciute, ma ora la Patagonia è davanti a me, sotto di me, attorno a me. La posso finalmente esplorare, assaporare, scoprire.

Facciamo una prima sosta all’Estancia San Gregorio, proprio sulla strada. Quello che un tempo era un vastissimo e glorioso ranch è in gran parte abbandonato ed ha l’aspetto di una città fantasma, atmosfera cui contribuiscono i relitti delle navi incagliate sulla spiaggia: si tratta dell’Amedeo, famosa per essere la nave con cui giunsero i primi padri salesiani in questi luoghi, e dell’Ambassador, finita anch’essa ingloriosamente sulla riva settentrionale dello storico stretto di Magellano. Arriviamo a Puerto Natales alle ultime luci del giorno, in tempo per assistere ad uno spettacolare tramonto sul Seno Ultima Esperanza con la mente già proiettata a domani, al Parque Nacional Torres del Paine, una delle principali attrazioni di tutta la Patagonia.



Al mattino, dopo un'occhiata ai cigni dal collo nero, caratteristici della regione, siamo diretti alla Guarderia Laguna Azul, l’entrata più a nord del parco. Il cielo è grigio e cupo, piove e c’è un po’ di nebbia. Non mi resta che confidare in uno dei tanti e repentini cambiamenti meteorologici che caratterizzano la Patagonia. La strada ritorna ad essere sterrata appena fuori Puerto Natale.

Prima di giungere a Cerro Castillo, un tratto di strada recintato su ambo i lati da del filo spinato, sul quale sono affissi dei minacciosi cartelli, ¡Peligro Campo Minado! ci ricorda vecchie ostilità tra Cile e Argentina. Le braccia s’irrigidiscono e diminuisco la velocità al pensiero di poter finire per qualsiasi motivo fuori strada.



Il tempo migliora e ci ritroviamo nel parco senza neanche accorgercene. Una cinquantina di guanaco che scappano spaventati dal nostro arrivo tagliandoci letteralmente ci danno il benvenuto ufficioso al Paine.

Alla Laguna Azul aspettiamo più di un’ora con la speranza che il vento spazzi via gli ultimi corpi nuvolosi che stazionano proprio sulle Torri del Paine. La giornata va decisamente rasserenandosi. Il vento soffia sempre più forte e conseguentemente libera il cielo dalle nuvole, quindi attendiamo di potere ritrarre le tre granitiche e rinomate torri che si specchiano nelle terse acque della laguna. Invano. Unico risultato è quello di venire improvvisamente investiti da una vera e propria secchiata d’acqua, alzata dall’impetuoso vento. Saremo premiati al belvedere della grande cascata del Rio Paine, e poco importa se qui, le tre cime, non si specchiano in alcun lago. La vista è, comunque, superba.



Alla Guarderia Laguna Amarga diamo un passaggio a Francisca, una giovane ragazza di Santiago del Cile che lavora nel parco durante la stagione estiva. Come spesso succede in queste circostanze, il colloquio verte sull’ottenere informazioni dei rispettivi paesi. Non c’è bisogno di parlare l’inglese, Francisca si fa capire parlando lentamente.

Il paesaggio è fiabesco. Nella cornice dell’imponente massiccio del Paine, la strada sembra aprirsi sospesa sopra un regno incantato, con spettacolari e repentini saliscendi, tra laghi di svariato colore, ora argento e verde, ora azzurro e blu. In certi tratti la strada fa da ponte naturale da ua sponda all’altra e sembra quasi di tuffarsi con l’auto nell’acqua per poi riemergere sulla riva opposta. Il verde è di mille tonalità, tutte brillanti. Sembra di essere nel giardino dell’Eden. continua "Parque Nacional Torres del Paine" (Pubblicato il 25 novembre 2016) - Letture Totali 405 volte - Torna indietro

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