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Da Windhoek al Deserto del Namib

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Racconto di viaggio in Namibia, di Adriano Socchi - Inviato il 13 gennaio 2004 da Adriano Socchi.

Da Windhoek al Deserto del Namib

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com Da tempo ripetevo a me stesso che il prossimo viaggio sarebbe stato in Africa, non quella islamica del nord, bensì l’Africa Australe. La scelta della destinazione non poteva che ricadere sulla Namibia, a detta di tutti un paese che comprende e racchiude molti aspetti del continente nero. Inoltre, in qualità di agente di viaggioLa compagnia di bandiera Namibiana mi offriva un’occasione da prendere al volo. Convinco due compagne di viaggio, Mavi e Ila, e insieme partiamo per una nuova avventura.

Arriviamo a Windhoek di buon mattino. Ad attenderci all’aeroporto troviamo Sergei, il responsabile dell’agenzia di autonoleggio, con la macchina che abbiamo prenotato dall’Italia. Sergei, esplicate le solite operazioni di controllo minuzioso della carrozzeria dell’auto, della ruota di scorta e degli attrezzi, di luci e clacson, ci chiede la cortesia di accompagnarlo fino a casa. Detto e fatto.



Durante il tragitto, ci raccomanda di guidare piano sulle "insidiose" strade sterrate della Namibia e poi, conosciuta la nostra destinazione (Sossusvlei) di evitare tre passi di montagna: il Bosua, l’Us e il Gamsberg. Pur essendo le tre vie d’accesso naturali per raggiungere il deserto del Namib, sono valichi con strade molto ripide e secondo lui è molto meglio passare per Rehoboth e Klein Aub considerata la categoria di auto noleggiata. Fatto tesoro delle raccomandazioni, iniziamo il viaggio. L’unico problema è abituarsi alla guida a sinistra, ma basteranno poche ore affinché diventi routine.

Windhoek, la capitale, non è per niente trafficata e non ha certo l’aspetto delle grandi metropoli africane. Per le ampie strade circolano belle automobili e sui marciapiedi si affacciano eleganti negozi. Qua è là spuntano graziosi edifici in stile europeo, come la vecchia chiesa luterana tedesca o la stazione ferroviaria olandese, mentre solo strutture moderne svettano dalla centrale Indipendence Avenue (ex Kaiser Strasse). Colpisce l'estrema pulizia, i giardini sono immacolati, e per il rigoroso ordine.



Non pare neppure di trovarsi in Africa, ma semmai in Germania. Infatti, guida alla mano stiamo cercando la Peter Muller Strasse, dove si trova la Christuskirche. Si intuisce subito la consistente impronta lasciata dal passato tedesco. Il solo elemento stonato è la popolazione. Accanto ai bianchi dalle fattezze tipiche teutoniche, c’è tanta gente di colore, forse l’unico elemento stonato, anzi meglio, visto che siamo in Africa, il solo elemento appropriato.

Per ristabilire di essere in Africa sono sufficienti pochi chilometri, fuori di Windhoek. La strada asfaltata per Rehoboth è deserta. Al di là della metafora, lo è davvero. Lo sterrato è di una desolazione che spinge ad alcune riflessioni. Nessuno di noi è meccanico, e se dovessimo avere guai seri rischiamo seriamente di rimanere isolati per un bel po’ di tempo. Le informazioni di Sergei si rivelano esatte. Non superiamo alcun passo di montagna, ma iniziamo a sospettare di aver sbagliato strada.



Avremmo dovuto attraversare il centro abitato di Klein Aub dopo 90 km, invece percorsi 105 km di pista sterrata ancora niente. Fermi sul ciglio della strada a studiare la cartina completamente aperta sul cofano della macchina, siamo ancora indecisi su cosa fare quando vediamo sopraggiungere un carro trainato da due asini. Non è un miraggio, ma realtà. Non ci sembra vero, non avendo incontrato anima viva da Rehoboth fin qui. Intimo l’alt al conducente e cerco, cartina geografica alla mano, di farmi capire. Naturalmente non ci intendiamo, ma se non ho frainteso Klein Aub è poco più avanti e così è. Dopo dieci chilometri e raggiungiamo il minuscolo paesino che a vederlo sulla mappa sembrava molto più grande, e un’ora prima del tramonto arriviamo a Sesriem.

Non aspettatevi niente, se non il minimo indispensabile. Si tratta infatti di un vero e proprio accampamento: un benzinaio, un piccolo negozio in cui si vende di tutto, la sede del Parco in cui si acquistano i biglietti d’ingresso, e due differenti tipi di sistemazioni: un campeggio e il Karos Lodge, il cui nome dice tutto... A differenza di quanto ci avevano detto, il camping non affitta tende e non avendone una appresso siamo obbligati a sistemarci nel Lodge, un lussuoso lodge.



Sesriem è tutta qui, ma siamo d’altronde nel bel mezzo del parco del Naukluft. Il Deserto del Namib, il deserto più antico del mondo, descritto dalla letteratura turistica in termini mitici, per la sua unicità, e illustrato in ogni libro fotografico sui deserti, per la seducente bellezza delle sue dune, è qui, proprio davanti a noi. Davanti a noi si stendono le oceaniche onde, alte fino a 300 metri, del "Namib dunoso", ossia la parte sabbiosa del deserto del Namib. Sono così maestose che bisogna socchiudere gli occhi e metterle bene a fuoco per accorgersi che si tratta di dune di sabbia e non di una catena montuosa. Sarà l’oscurità, sarà la distanza che inganna la vista, non lo so, ma il fatto è che solo la duna Elim, ad appena 5 km da Sesriem, è facilmente distinguibile. continua "Da Windhoek al Deserto del Namib" (Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 93 volte - Torna indietro



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