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La via delle kasbah

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Racconto di viaggio lungo la via delle kasbah, in Marocco, di Adriano Socchi - Inviato il 13 gennaio 2004 da Adriano Socchi.

La via delle kasbah

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com Agosto 1996. L’asfalto della strada, lunga e diritta, e il calore dell’aria creano miraggi in lontananza. Ingannato, l’occhio vede tutto offuscato e sembra di essere vicino alle fiamme di un incendio. Invece no… Stiamo percorrendo la strada che da Errachidia conduce a Ouarzazare, la famosa "via delle kasbah". Il nome è dato dal fatto che in questa zona del Marocco si concentra il maggior numero di queste fantasmagoriche e magiche costruzioni. Tutto il percorso sarà contraddistinto da giornate soleggiate. Il terreno è arido, semi-desertico, e numerose sono le soste lungo il ciglio della strada, ora sotto l’ombra di rare palme, più spesso dentro o davanti ad un negozio di bevande.

La striscia di asfalto, perennemente fiancheggiata da una larga striscia, in terra battuta, riservata ai carri e alla gente a piedi, è interrotta da dossi che finiscono in uadi dal fondo di fango essiccato e duro. Qua e là, gruppetti di donne, uomini e bambini. Il traffico poco, ma quando incrociamo gli diamo prudentemente strada deviando sulla sterrata che vi corre accanto, cioè facendoci completamente da parte. E' consigliabile...



Il destino delle kasbah, così come quello dei ksour (plurale di ksar), fino a qualche anno fa sembrava ormai segnato. Persa la loro ragion d’essere, molti ksour si erano sono svuotati, altri erano crollati. Ogni pioggia o tempesta di sabbia indeboliva o sommergeva sempre un po’ di più le kasbah… L'erosione e il deserto proseguivano infaticabili la loro opera id distruzione quando, a inizio anni '90, il governo centrale marocchino decise di intervenire con un programma di lavori di ristrutturazione e preservazione su questa parte importante del patrimonio tradizionale e storico nazionale. Cosa è una Kasbah e che cosa è un Ksour?

Un parallelismo con il mondo occidentale, semplificativo ma utile: i ksour sono l’equivalente delle nostre città fortificate del periodo medievale, mentre le kasbah corrispondono ai castelli, ossia alle dimore dei re e dei principi, i locali sultani. Ogni kasbah, come ogni castello che si rispetti, ha una storia da raccontare e un passato ricco di memorie. Se ne vedono ancora molte da quelle quasi completamente distrutte a quelle ben conservate. Alcune sembrano apparentemente vuote, ma in realtà sono abitate da chi è restio ad abbandonare l’ultima testimonianza di una vera e propria civiltà chiamata, appunto, delle kasbah. Se non si ha fretta e se si coglie l’opportunità di parlarci, proprio con questa gente si ha l'occasione di scoprire una cultura fondata non sul dio denaro, ma sugli affetti.



Per loro un bel ricordo custodito e conservato nel cuore vale ancora più di qualche migliaio di diram. Credo sia stato l’aspetto più caratteristico di questa strada e della civiltà che ancora vi resiste: mentre in tutto il resto del Marocco più turistico, parti del deserto e sud compresi, sembra muoversi esclusivamente per il denaro, sulla "via delle kasbah" la pecunia non è che un piccolissimo dettaglio spesso trascurato. Era una premessa doverosa citare la mai sorpresa davanti all’esistenza di valori che credevo ormai scomparsi prima di tornare alla descrizione del viaggio.



La prima che incontriamo, lungo il nostro tragitto verso sud, è quella di Ifri, nei pressi di Errachidia. La vediamo sbucare improvvisamente poichè rimane fino all’ultimo nascosta da un gruppo di palme. Questa kasbah è una delle meglio conservate e tra le più note. Come questa, le più belle le incontrerete senza cercarle, ma consiglio di non trascurare quelle più fatiscenti, magari più difficili da raggiungere, sparse ovunque nel paesaggio e visibili ora per l’elevarsi ora di una torre e ora di una cinta muraria. Non ve ne pentirete.

La strada ci porta a Tineghir. Il paese, visto dall’alto della deviazione che conduce alle gole di Todra, sembra un enorme ksour d’altri tempi rimasto incredibilmente intatto invece è un villaggio vero e proprio. Gli edifici, tutti di color sabbia si confondono con i marroni, i bruni, i beige, i gialli infuocati delle montagne circostanti. Da Tineghir in avanti è davvero un susseguirsi di queste kasbah e ksour. Ne troverete un’infinità ed è magari il caso di scegliere in quali fermarsi a seconda del giudizio o dello spirito e delle emozioni del momento. continua "La via delle kasbah"

(Pubblicato il 13 gennaio 2004) - Letture Totali 117 volte - Torna indietro



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