I Sahariani

Racconti e Articoli di Viaggio

Una serie di ritratti delle persone e dei fatti - divertenti - più o meno comuni che si incontrano e vivono durante i raid in Sahara, di Robo Gabr'Aoun - Inviato il 29 aprile 2005 da Robo GabrAoun.

I Sahariani

I "SAHARIANI" (primo episodio)

Sosta sulla strada per Algeciras. Ci fermiamo per uno spuntino in uno dei numerosi bar lungo la National per Gibilterra. La mia auto non passa inosservata, con le sue piastre, le taniche sul tetto, l’alluminio antiscivolo infilato un po’ ovunque. Parcheggiamo accanto alla porta d’ingresso, proprio a fianco di un’autovettura di targa italiana. Mentre scendo, noto un rivolo di liquido. Proviene proprio da sotto quella macchina. Appoggiato sull’altro lato della stessa, un uomo all’incirca della mia età sta sorseggiando una bibita fresca in compagnia del figlioletto.

"Mi scusi, signore... la sua macchina sta perdendo liquido…"

Il tizio viene a vedere preoccupato, poi apre il cofano. Mi fermo per vedere se per caso posso essergli utile in qualche modo e insieme scopriamo che si tratta della valvola di sfogo del climatizzatore. Ah già, è vero: esistono anche i climatizzatori! Io non ci penso mai visto che no ne ho mai posseduto uno. Passato il piccolo spavento, facciamo due chiacchiere, da dove arrivi, dove vai, le solite cose che si dicono quando ci si ritrova tra connazionali all’estero. Egli nota la mia Camilla, e gli si illuminano gli occhi. "Ah, vai in deserto" dice. "Eh già" rispondo, e la chiacchierata, con grande rammarico di Anto, sfocia su dettagli tecnici di meccanica, di assetto, di motore, ecc… Poi il tizio chiede dove sono stato, quali lande desolate ho attraversato e io rispondo con estrema sincerità: sono stato qualche volta in Sahara, qua e là, e scopro andando avanti nella conversazione di aver per caso incontrato un grande viaggiatore.



"Ho attraversato il deserto in tutte le direzioni. Bellissimo, poi da quando c’è lui", indica il bimbo, "ho dovuto lasciare perdere. Troppo pericoloso. Eh, la vita ti cambia…"

"Ma dai, che fortuna… Con che macchina?"

"Oh, bè, con tante. Mi è sempre piaciuto cambiare. Il ricordo più bello è legato ad una traversata incredibile, di un mese, tra le dune più alte del mondo…" Io penso al Namib, al Kalahari e lui dice. "Non è stato in Africa…" Resto interdetto, ma non lo interrompo. Anto incomincia a guardarsi la punta delle scarpe con curiosità mentre il tipo continua a raccontare delle mirabili imprese attraverso un oceano di dune impressionanti, mai pietre, solo dune. Con la coda dell’occhio vedo che Anto ha incominciato a tirare sassetti verso il piazzale, cercando di centrare un pezzetto di carta lasciato in terra. "Incredibile, davvero emozionante. Eh, guidare lì non è da tutti. Anni di pratica, ci vogliono, di fatiche, ma alla fine l’impresa è riuscita. La ricordo come fosse ieri!"

Anto è tornata a badare alla punta delle sue scarpe: forse sta tentando un esperimento di telecinesi. "Dovresti farla, è la più bella traversata di deserto che si possa compiere, davvero. E' assolutamente da fare." "Ma dimmi, di che traversata si tratta?" deciso di intervenire, "Ancora non me l’hai detto: magari quando avrò più esperienza ci farò farò un pensierino…" Anto, fallito l’esperimento di telecinesi, si avvicina. E' interessata dall’epilogo della narrazione, ma più che altro è spinta dalla voglia di entrare a mangiare…"Dimmelo, ti prego: qual è questa traversata meravigliosa?"

"Da Katmandù a Zagora…"

11 Giugno 2002 I "SAHARIANI" (secondo episodio)

Piazza del mercato di Douz. Sto divorando un immenso panino al tonno ed olive acquistato in una bettola all’inizio del porticato. Un signore di mezza età, occidentale, parcheggia il suo Land Rover a pochi passi dalla mia moto. Scende ed osserva la mia Africa Twin coperta di polvere, con le taniche di riserva accrocchiate alla meglio al posto delle borse laterali, le ruote con i mostruosi tasselli sbocconcellati dalle pietre delle piste. E’ bellissimo nella sua tenuta impeccabile, rigorosamente caki, con tanto di cappello a tesa larga ed immancabile gilettino multitasca. e indossa altrettanto immancabili pantaloni anch’essi multitasca…

Sono affascinato: la sua vettura è splendida, un gioiello di organizzazione. Lo snorkel svetta come un vessillo oltre il tetto, e la ghirba di vera pelle di capra legata al bull bar gocciola… E’ un 110, e la targa è italiana. Si avvicina. Non può avere dubbi sul fatto che la moto è mia, visto che in tutta la piazza sono l’unico ad indossare stivali da enduro e calzoni fosforescenti da cross con tanto di ginocchiere opportunamente irrobustite. devo sembrare Atlas Ufo Robot.

"Ciao, tutto bene?" "Benissimo grazie.Da dove arrivi?" "Da Rjiem Maafough…" "Dove?" "Rjiem Maafough, verso l’Algeria…" "Complimenti per la macchina:davvero splendida. E tu? Da dove vieni?" Anto è seduta accanto alla moto, ed il signore in caki è tra di noi. La vedo portarsi le mani al viso, coprirlo, e poi guardarmi con un’espressione disperata tipicamente alla "Oh no, di nuovo!"

Infatti il tizio si lancia in un racconto di piste incredibili, ai confini del mondo, di paradisi incontaminati al di fuori di ogni tracciato. "Sai, ho il GPS, quindi…" ripete spesso mentre io me ne sto coll panino a mezz’aria e Anto si intrattiene con i nostri amici appena usciti dal bar. Mi guardano e confabulano, i disgraziati. Nessuno nemmeno si sogna di intervenire per salvarmi dalla conversazione, anzi ammiccano, mi prendono palesemente prendendo per i fondelli.

Intanto la descrizione particolareggiata dell’itinerario, farcita dalle imprese mirabolanti del preparatissimo Land, tocca vette epiche. Da tempo ho notato che il tipo mi guarda con una certa superiorità. La mia faccia nera di polvere, la mia maglietta che una volta era bianca ed ora è quasi giallo senape, gli stivali sono mezzi allacciati e mezzi no e anch’essi sono sbocconcellati da non so più quanti ruzzoloni. In effetti, lui sembra uscito da un catalogo di Coronel Tapiocca, mentre io... Vabbè, e chi se ne frega. Sono qui per viaggiare, mica per sfoggiare l'abbigliamento.

Il mio panino langue tra le mie mani. Dopo un ultimo slancio epico, il signore si toglie il cappello e si asciuga la fronte con un fazzolettino bianco, presumo di seta, anch’esso immacolato. "Ma , senti: questa pista l’hai fatta? C’hai messo... quanto?" Sono curioso. Potremmo effettivamente andare a ficcare il naso. Sarà sicuramente giù a sud di Ghilane, penso tra me. "Bè, non ci vuole poi molto tempo. In moto forse un paio di giorni… ma è dura, attenti, è davvero dura, un inferno… Certo, merita." "D’accordo. Ma dimmi: dove la trovo?" e mentre lo chiedo, fiducioso incomincio a cercare nelle tasche (eh sì, ne ho anch’io: non tante come lui, ma qualcuna l’ho anch’io…) l’informe ammasso di carta che un tempo era una mappa.

"Bene" fa lui, saccente. "Calcola che ieri sera, per essere qui stamane, sono partito intorno alle 16. Ho viaggiato tutta la notte..." Di notte?!?!? Mah, penso, ma chiedeo: "Ma da dove sei partito?"

"Ieri sera? Da Nairobi…" continua "I Sahariani" (Pubblicato il 29 aprile 2005) - Letture Totali 35 volte - Torna indietro



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