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A vela tra le Las Aves

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Breve racconto di viaggio estivo in Venezuela, fra le isole di Los Roques e Las Aves, di Riccarda ( riccardagiraudi@tiscali.it )

A vela tra le Las Aves

L’arrivo a Los Roques dopo un volo di 9 ore da Parigi a Caracas e la corsa per acciuffare l’aeroplanino a turboelica per le isole è di quelli che tolgono il respiro:dall’alto la collana di isole contornate da barriera corallina assume i più svariati colori della tavolozza dei blu e dei turchese.

La pista d’atterraggio è di asfalto e terra battuta e il controllore di terra con la sua paletta indossa sandali infradito, la torre di controllo è issata sul cassone di un piccolo camion rosso e la sala d’attesa è una capannuccia all’aperto con panche all’ombra.

Marco e Enrica sono già lì che ci aspettano e noi agitiamo le mani al loro saluto. Ci si imbarca subito su Aquarius che ciondola nel mare davanti al paese colorato di Los Roques. Siamo ancora tutti frastornati e già si parte per l’isola di Francisqui a poche miglia di distanza e a Cayo Muerto una lingua di sabbia appena emersa che cambia di forma e dimensione a seconda che salga e scenda la marea; la laguna corallina è uno spettacolo di bianco pallido-azzurro, poco profonda e lì ci godiamo il nostro primo bagno. L’isola, come del resto tutte quelle dell’arcipelago di Los Roques (tranne quella principale con il paese che è alta -si fa per dire- sui 180 metri-), è bassa, sabbiosa e coperta all’interno da rada vegetazione spinosa e basse erbe pungenti che in alcuni punti la fanno sembrare brughiera scozzese tropicale.

I giorni successivi ci portano a zonzo fra un’isola e l’altra con una escursione in gommone fra le mangrovie alla scoperta della fauna locale: pellicani, aironi e sule. Dopo alcuni giorni decidiamo di proseguire a ovest verso l’arcipelago di Las Aves (“gli uccelli” in spagnolo) che si trova a circa 30 miglia di navigazione. Las Aves è formata in realtà da due gruppi di isole pressoché circolari che formano due lagune ridossate dalla barriera corallina a circa 10 miglia l’una dall’altra; sono totalmente disabitate, prive di corrente elettrica, acqua e tutto ciò che fa “civilizzazione”; a parte pescatori di passaggio dall’isola di Margarita, e la Guardia Costiera venezuelana.

All’arrivo si dà ancora su un basso fondale di sabbia bianca a poca distanza dai coralli e la sensazione è quella di galleggiare nel vuoto, sul vetro, tanto l’acqua è chiara e il fondale multicolore visibile.

All’avvicinarsi di Aquarius ci volano incontro gruppi di sule che fiancheggiano la barca e ci osservano curiose sporgendo la testa per osservarci meglio, alcune si posano in prua con le loro zampe palmate e si dondolano per mantenere l’equilibrio, da lontano vediamo la mezzaluna verde dell’isola principale che è totalmente ricoperta da fitta foresta di mangrovie alcune con altissime fronde sporgenti ricoperte letteralmente da migliaia di uccelli (ecco il perché del nome!) che si fanno sentire con le loro grida, è veramente un paradiso terrestre. Si scende il giorno seguente con il gommone e avvicinandosi agli alberi è tutto un volare e vociare di sule che arrampicate sui rami riempiono il fogliame. La passeggiata sull’isola ci porta dal lato verso il mare aperto dove potenti onde si infrangono contro una barriera costituita da corallo morto e da montagne di gusci vuoti di conchiglie Strombus gigas (Conch). Il “botuto” come lo chiamano da queste parti, veniva raccolto dai pescatori che fin dall’era precolombiana risalivano dalla costa del Venezuela per sfruttare quest’abbondante risorsa.

Il giorno seguente partiamo alla volta della seconda isola e ancoriamo in una laguna azzurrissima e calma (isola delle Tre Palme) in cui facciamo il bagno e snorkeling; i fondali integri di queste isole ci sorprendono ancora: sul fondo sabbioso vediamo un pesce pietra perfettamente mimetizzato, decine di pesci colorati di barriera, coralli di varie forme e dimensioni (da quelli giganteschi a “cervello”a quelli esili con rametti sottili e morbidi), gorgonie viola e gialle, spugne mostruosamente grandi ed altre tubolari e coloratissime, stelle marine di ogni grandezza, ricci di varie dimensioni e naturalmente Strombus che dal loro guscio ci osservano con i loro occhi a stelo, quasi umani.

A proposito di animai marini, da alcuni giorni abbiamo come compagno di viaggio un barracuda di circa un metro e mezzo (che abbiamo battezzato Berry) che nuota nei pressi dello scafo e che aspetta, impaziente come un cagnolino, la sua razione di cibo (resti di pesce o pelle di pollo).

Quando dovremo ripartire rimarranno nella memoria queste isole che sono certamente, almeno per me, uno dei posti più belli al mondo. (Pubblicato il 29 marzo 2007) - Letture Totali 560 volte - Torna indietro



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