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Saigon e il delta del Mekong

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Racconto di viaggio in Vietnam, rievocando la triste guerra americana, ma anche calandosi in una civiltà molto diversa dalla nostra, di Adriano Socchi - Inviato il 17 agosto 2006 da Adriano Socchi.

Saigon e il delta del Mekong

Sito o fonte Web: www.adrimavi.com “Is Iraq another Vietnam?” Titolano i giornali di tutto il mondo dopo le sconvolgenti rivelazioni fatte da alcuni marines pentiti riguardo a presunti stupri collettivi a danno di giovani donne iraqene e ad uccisioni gratuite perpetrate tra la popolazione civile.

Ancora una volta la storia non ha insegnato niente!

Si aspettano nuove clamorose rivelazioni, che per quanto efferate non potranno mai eguagliare i disumani crimini accaduti in Vietnam dove si è combattuta una guerra spietata, atroce e barbara che segnò profondamente le coscienze del mondo intero, ma, a quanto pare, non abbastanza.



Sono a Saigon da un solo giorno e non riesco proprio a fare a meno di pensare alla guerra. Quando si tocca il suolo vietnamita i pensieri vanno inesorabilmente alla Guerra Americana, come la chiamano i vietnamiti, e più che mai quest’anno perché com’è riportato dai molti manifesti sparsi un po’ dappertutto in città, il 25 aprile del 1975, ricorreva il trentesimo anniversario della fine della guerra del Vietnam.

SAIGON
[… A Saigon, che oggi si chiama Ho Chi Minh, si respira ancora l’atmosfera di quel tempo perché dopo la guerra non è cambiato niente. La città si è addormentata e aspetta un principe che la risvegli con un bacio...]



La gran quantità di moto che circola per le strade è la prima cosa che colpisce quando si arriva a Ho Chi Minh. Vicino l’aeroporto, un cortile, grande almeno quanto un campo da calcio, è pieno zeppo di motorini ordinatamente parcheggiati. Al calar del sole il movimento continuo di moto, motorini e biciclette aumenta diventando un’ondata fluttuante. Mi chiedo come facciano ad andare avanti e soprattutto a non avere incidenti. Dove andrà mai tutta quella gente? Non va da nessuna parte! Semplicemente passeggia. A differenza di noi che lo facciamo a piedi in piazza o sotto i portici, i vietnamiti lo fanno in moto per strada. Girano per conoscersi, per parlare, per passare il tempo. Uomini, donne, ragazzi con l’amica dietro, seduta in posizione da amazzone; ragazzi alla moda alla ricerca di avvenenti ragazze che circolano anche in quattro strette strette una all’altra; intere famiglie di cinque, sei componenti si muovono su un solo motorino. Cosa ancor più incredibile tutti guidano rilassati, conducono le moto discorrendo tranquillamente, si salutano, solo il traffico è confuso. Osservo tutto dal marciapiede e attraversare, i primi giorni, sarà un’impresa poi… ci si fa’ l’abitudine. S’attraversa buttandosi a capo chino, saranno i mezzi a preoccuparsi di schivarmi.



La sera del nostro arrivo ci precipitiamo nel famoso bar Binh Soup Shop. Celebre per essere stato il quartiere generale dei Vietcong a Saigon. Qui, per sfuggire alla calura, occupiamo un tavolo sopra il quale gira pigramente un ventilatore e consumiamo un piatto di pho bò zuppa di tagliolini al brodo di manzo conditi con erba cipollina, naturalmente con le bacchette. Il brodo si beve direttamente dalla scodella. Alla faccia del nostro galateo. Gustiamo la prima di tante specialità culinarie del Vietnam sfogliando nel contempo quaderni, riviste, articoli e foto di privati e di reduci della guerra: americani e vietnamiti. Il bar è rimasto così com’era con il dichiarato obiettivo di far rivivere oggi l’atmosfera del triste passato. Scopo pienamente raggiunto poiché molti reduci ritornandoci si commuovono a tal punto da non riuscire a trattenere le lacrime.

Sulla via del ritorno al nostro hotel passiamo in rassegna il Palazzo del Comitato del Popolo, sarebbe un attentato non farlo dato che è l’edifico più fotografato dell’intero Vietnam. Una piazza attira, poi, la nostra attenzione perché piena di ragazzi impegnati ad eseguire esercizi a metà tra lo yoga e il karaté.



Giunti nei pressi dell’albergo entriamo a consumare qualcosa al Two Saigon. Uno dei tanti locali notturni di tendenza di Pham Ngu Lao. Vediamo molte ragazze di facili costumi in cerca di uomini benestanti, tanto meglio se stranieri. Sono per lo più giovanissime, hanno tutte i capelli lunghi neri e lisci. Sono vestite all’occidentale, con fatiscenti decoltè data la loro corporatura esile, pantaloni e gonne corte da cui fuoriescono gambe magre e storte, oserei affermare ridicole per i canoni di bellezza occidentali. Non cerchiamo una donna, ma se ci si ferma a bere una media di birra 333 e non si è in compagnia con delle amiche è difficile tenere queste ragazze a debita distanza. Non cerchiamo neppure del fumo .

Passeggiando, però, quanto basta, su e giù sul marciapiede davanti al nostro hotel, dopo un po’ un tipo s’avvicina per venderci una canna. Capisco allora cos’era Saigon per i soldati americani. Come potevano trovarsi, dopo mesi di guerra in mezzo all’inferno della foresta, in licenza premio a Saigon, in camera con una donna, a bere una birra e fumare una canna. Saigon sembrava loro il paradiso! continua "Saigon e il delta del Mekong" (Pubblicato il 17 agosto 2006) - Letture Totali 668 volte - Torna indietro



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