Que Viva Mexico

Racconti e Articoli di Viaggio

Appunti ordinati del disorientamento di un viaggio nella regione di Veracruz, Messico, tra gli indios, i mariachi e la cultura huasteca di Xalapa e Chicontepec, a cura di Salvatore Raiola

Que Viva Mexico

Ero molto più giovane quando ho visto per la prima volta il documentario di Sergej M.Ejzenstejn “Que Viva Mexico”, sono rimasto incollato alla sedia per tutta la durata del film. Affascinante la tecnica dei piani sequenza e del successivo “montaggio”... praticamente un gioiello della storia del cinema.

Le sequenze del film che ho sempre portato dentro di me e che soprattutto mi hanno spinto ad amare in seguito il mio lavoro sono state quelle immagini girate durante il “Dia de Muertos”.

Nel 2000, dopo alcuni tentativi fatti negli anni precedenti, decisi all’ultimo momento di partire per il Messico e rivisitare, per quanto mi fosse possibile, un pezzettino della pellicola girata da Sergej . Non conoscevo questo Paese ma è come se lo avessi conosciuto da sempre. Sarà per il fatto che ho sempre immaginato, vedendo le foto di mia madre giovane, di avere nel mio albero genealogico un antenato indios. Arrivato a Città del Messico ho subito preso contatti telefonici con dei miei amici che vivono nello stato di Veracruz raggiungendoli il giorno dopo.



A Xalapa, capitale dello stato, pensavo di poter trovare facilmente una troupe che mi avesse permesso di girare materiale sufficiente per realizzare un documentario sulla “Festa dei Morti” visto che dall’Italia avevo portato con me solamente una macchina fotografica. Dopo numerose telefonate ed incontri avuti alla televisione di Stato sono riuscito a trovare un cameramen, Gema, che ha accettato di seguirmi con le sue attrezzature in questa mia avventura. Ora mi restava da capire cosa realmente significasse per i messicani questa Festa, quali erano i luoghi dove era maggiormente sentita, tale da soddisfare le mie aspettative.

Ho contattato al Museo di Antropologia un antropologo, il prof. Brizuela, un conoscente del mio amico Francisco, il quale non ha avuto alcuna difficoltà nel dedicarmi un po’ del suo tempo per chiarirmi le idee sull’argomento, anzi per l’occasione mi ha invitato al Museo per la preparazione dell’Arco, simbolo della festa del Xantolo, che comprende la festa dei Morti e di tutti i Santi.

Nello stesso giorno, su invito di giovani universitari, conosciuti in una festa la notte precedente, ho seguito una conferenza tenutasi all’Università dal prof. Sergio R. Vasquez Zarate studioso di questo argomento. Non mi è stato difficile comprendere l’importanza e la complessità dell’argomento che mi accingevo a documentare visivamente anche perché, leggendo la relazione del prof. Vasquez Zarate, veniva fuori che la commemorazione del Giorno dei Morti congiunge parti importanti delle credenze dell’indigeno mesoamericano.



Non nego che per un momento mi sono sentito così piccolo nei confronti di un rituale di ancestrali radici che ha sopravvissuto ai conquistatori spagnoli e all’evangelizzazione della religione cattolica. Non mi sono fatto intimidire e senza riflettere a lungo sull’argomento, ho rintracciato telefonicamente sia il prof. Brizuela che Gema ed ho organizzato le riprese per la preparazione dell’Arco al Museo di Antropologia per la sera stessa.

Appena entrati al Museo, equipaggiati di telecamera, microfono e tanta ansia di iniziare, siamo stati ricevuti dai presenti con molta accoglienza. La mia voglia di sapere, la simpatia di Gema e l’ospitalità e la gentilezza dei presenti hanno reso l’atmosfera serena e conviviale tipica dei messicani.

Ci hanno offerto delle bevande che vengono usate in questo periodo ed una di queste, l’aguardiente, bevanda molto alcolica ricavata dall’agave, è quella che maggiormente ricordo nel gusto. Iniziano i preparativi per la costruzione dell’Arco che costituisce la base di una forte struttura in legno che va dal pavimento al soffitto. Completata la struttura si procede ad infiorarla con dei fiori gialli, bianchi e rossi fino a formare “mazzi” di uguale grandezza. Ogni mazzo viene collocato intorno alla struttura secondo la cura di qui infiora, finché la simmetria ed estetica che si riescono ad ottenere saranno motivo di orgoglio e riconoscimento da parte di chi lo ha costruito.

Quando si è terminato di infiorare si procede a mettere alcune varietà di frutta come arance, mele, e banane che pendono dall’Arco ed inoltre si collocano alcuni pezzi di pane. Nel frattempo che costruivano l’Arco riesco a convincere due musicisti presenti a suonare della musica rituale simile a quella che suonano gli huapangueros nei cimiteri indigeni ma inserita, visto il contesto, in una scenografia molto più antica: ai piedi di una enorme e bellissima scultura in pietra di una testa Olmeca .

Per tutta la serata avevo acquisito abbastanza elementi per capire che la radice di questa Festa era al nord dello Stato di Veracruz e precisamente nella Huasteca. Inutile dire che ci hanno fornito di tutte le indicazioni necessarie per arrivarci ed alcuni nominativi di persone da contattare.

Il giorno seguente noleggio un’auto, cosa non facile a Xalapa, ed insieme a Gema e due ragazzi spagnoli, Pau e Selva, ci dirigiamo verso il nord. Un viaggio non facile tenendo presente le strade e le indicazioni stradali non sempre perfette. E tra qualche sosta e sentieri di terra battuta, più adatta ai muli che alle auto, e circa dieci ore di viaggio arriviamo ad un pueblo, dal nome non molto semplice da pronunciare, ma alla fine del mio viaggio in Messico è l’unico che ricordo con facilità: Chicontepec che letteralmente significa “luogo dai sette colli”.

Pochi chilometri prima di entrare al pueblo ci siamo fermati nei pressi di un fiume nel quale un gruppo di uomini e bambini si bagnavano godendosi il caldo sole, alcune donne facevano il bucato ed altri ancora tentavano di pescare qualche pesce. Incuriositi dalla nostra presenza e un poco infastiditi dalla telecamera, che ha rubato momenti della loro intimità, ci hanno fatto capire con i loro sguardi che non eravamo ospiti graditi. Riprendiamo il nostro viaggio e tra il caldo e la polvere alzata da un camion, un taxi collettivo che ci precedeva, entriamo dopo poco in Chicontepec. continua "Que Viva Mexico" (Pubblicato il 20 settembre 2005) - Letture Totali 384 volte - Torna indietro



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