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Friendship Highway… from Kathmandù to Lhasa

Racconti e Articoli di Viaggio

Il reportage con foto d'autore di un itinerario d'altri tempi lungo la Friendship Highway che collega Kathmandu, in Nepal, a Lhasa, in Tibet, di Giovanni Mereghetti - Inviato il 14 ottobre 2004 da Giovanni Mereghetti.

Friendship Highway… from Kathmandù to Lhasa

Sito o fonte Web: www.giovannimereghetti.com Namastè… sono passati quasi vent’anni dall’ultima volta in cui sono stato a Kathmandù. Avevo lasciato una città fatta di strade in terra battuta, in cui risciò a motore sfrecciavano nei vicoli di Thamel, i taxi erano rari e le biciclette erano le vere padrone della città. Allora, ad ogni angolo di strada c’erano piccoli templi dove i locali andavano a pregare i loro Dei e il profumo dell’incenso era “l’odore” della città, una fragranza di misticismo e magia che non mi avrebbe più lasciato.

A prima vista, ciò che mi appare non è la Kathmandù di quel tempo. Vedo un mondo diverso, a tratti sconosciuto e mi ci vuole un po’ a rendermi conto di esserci già stato. Se l’asfalto ha cementato tutta la zona attorno a Durbar Square, i palazzi sono rimasti quelli di una volta. Ovunque si affacciano ristorantini per turisti e agenzie di trekking. I nepalesi si sono dati da fare, ma non hanno solo cambiato in poco tempo l’aspetto della loro capitale: hanno cambiato anche il volto della società, quella storica radicata nel passato.



Kathmandù dista solo 120 chilometri dal confine cinese e la Friendship Highway, che inizia proprio qui, è l’unica strada che collega il Tibet ad un paese straniero. Per raggiungere Kodari, l’ultima città nepalese prima del confine cinese, bisogna percorrere la strada che si snoda prima nella valle di Kathmandù, poi sui pendii delle montagne himalayane. Gli ottomila svettano dietro le alture più basse, e ad ogni curva si presentano ai nostri occhi incuriositi gli spettacoli che offre la natura da queste parti.

Per percorrere questo breve tratto della Friendship ci vogliono più di sei ore. I posti di controllo dei militari sono numerosi, spesso le frane invadono la sede stradale e la tortuosità del percorso rallenta i mezzi fuoristrada che arrancano sulle strette carreggiate con pendenze da capogiro. Kodari, la città di frontiera, è un agglomerato di case ubicate in una stretta valle a quasi duemila metri di altitudine. Ci sono alcuni negozietti di spezie, altri di frutta e verdura e una sola locanda dove i turisti diretti in Tibet passano la notte. Le formalità doganali in uscita dal Nepal sono veloci: solo un timbro sul passaporto e nessun controllo ai bagagli. Subito dopo la dogana, si deve percorrere un breve tratto a piedi, si attraversa il Ponte dell’Amicizia e finalmente si arriva in Cina.



Prima di ritirare i moduli per la dichiarazione doganale bisogna sottoporsi alla misurazione della febbre. Sembra una cosa d’altri tempi, ma è proprio così! Un funzionario – medico - munito di termometro ultrarapido a forma di pistola controlla la salute di tutti i viaggiatori in ingresso. Fortunatamente, io sono in ottima forma e i moduli mi vengono consegnati con un accenno di sorriso di benvenuto. Questo è solo il primo dei controlli…

Si riparte percorrendo un tratto di strada in salita, poi ci si ferma alla dogana, quella vera. I militari sono in uniforme verde con strisce rosse, e indossano ilo classico cappello con visiera comune a tutti i soldati cinesi. I militari appaiono impeccabili, quasi eleganti, oltre che pratici: anche se i controlli sono minuziosi si perde solamente mezz’oretta, poi si passa, siamo in Tibet.



A Zanghmu, la prima cittadina cinese, è quasi buio e anche se gli alberghi del posto non offrono nulla di buono è bene fermarsi. Si riparte la mattina successiva. Dopo i primi tornanti, l’altitudine inizia a farsi sentire… In poche ore si arriva a quota 3.500 metri. L’aria è sempre più rarefatta e, anche se lo spettacolo che appare ai nostri sguardi diventa sempre più affascinante, i nostri polmoni faticano a pompare il poco ossigeno che riescono a recuperare. Ancora qualche chilometro e la strada smette improvvisamente di inerpicarsi sui pendii della montagna e inizia un falsopiano infinito. La lancetta dell’altimetro continua a salire, sebbene meno rapidamente, mentre puntiamo all’orizzonte su cui le cime innevate fanno da contorno. La meta sembra irraggiungibile, lontana. continua "Friendship Highway… from Kathmandù to Lhasa" (Pubblicato il 14 ottobre 2004) - Letture Totali 216 volte - Torna indietro

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