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Cronaca di un viaggio tra i poveri di Rumbek, Sudan

Commercio equosolidale, Solidarietà, Onlus

Il racconto fresco di chi è stato nella diocesi di Rumbek, sud Sudan, una delle aree più devastate dalla guerra, ed ha incontrato don Cesare Mazzolari, frate comboniano.

Sudan. Commercio equosolidale, Solidariet�, Onlus

Sito o fonte Web: www.misna.org A Rumbek sorge la cattedrale della Sacra Famiglia, costruita e distrutta a più riprese. Circondata da una corona di maestosi frangipane, è il fortino di Dio dove chi si sporca le mani lo fa gratuitamente senza compensi, indennizzi o retribuzioni di sorta. È stato monsignor Cesare Mazzolari, vescovo comboniano di questa periferia, ad invitarmi per la celebrazione dell’Epifania del Signore. Devo ammettere che nonostante le disgrazie che affliggono la sua diocesi, il sorriso e la speranza hanno sempre il sopravvento sul male per la straordinaria testimonianza sua e di chi lo affianca nell’apostolato.

Il presule, bresciano d’origine, sessantasei anni, mi parla di migliaia di sfollati dal Nord che, con l’illusione della pace di Machakos, stanno tornando verso i loro villaggi del Sudan meridionale.

“Purtroppo si tratta di un tragico abbaglio - mi spiega con voce commossa - perché qui anche se il ‘cessate il fuoco’ più o meno regge non vi sono ancora le condizioni di sicurezza e benessere, oltre al fatto che la riconciliazione, quella vera, è ancora ostaggio dei signori della guerra”.

L’ombra, sul viale che porta alla missione, è garantita da due lunghi filari di alberi di mogano a riprova che tutta la natura trova la sua esistenza nell’acqua che scorre abbondante sotto l’arido terreno.

“Ci stiamo impegnando a trasformare questa terra in un giardino”, mi dice con convinzione.
“Vorremmo aumentare i pozzi - aggiunge - realizzare canalizzazioni, passare dunque dall’emergenza allo sviluppo”. È la sua grande sfida: quella di garantire il ‘pane quotidiano’ non come benefattore, ma come pastore.

“Sono i poveri che devono trovare la forza di reaggire per non essere perpetui mendicanti”.
È straordinario il lavoro di Mary Mumu, delle suore di Nostra Signora della Carità. Uno e cinquanta d’altezza, keniana d’origine, ‘Sister Mary’ è un vulcano d’ingegno, iniziative e quant’altro. Ha messo in piedi una scuola di formazione per donne; insegna loro a pregare, leggere, scrivere e cucire. Un’università dei poveri fatto di Spirito ed economia domestica.

Per non parlare delle missionarie della Carità che a Rumbek rappresentano il fiore all’occhiello di una chiesa che ha fatto la scelta dei poveri. Sono sei, una francese, una polacca, un’ugandese e tre indiane. Tutte donne di Dio che credono nella resurrezione, che qualcosa di nuovo possa accadere. Domando a monsignor Mazzolari cosa possa fare un’agenzia d’informazione come la MISNA per dare voce alla sua gente.

Mi guarda negli occhi e dice a bassa voce: “Continuate a raccontare che non v’è guerra giusta e che in Sudan si muore perché il petrolio vale più delle persone. Qui i poveri non chiedono altro che giustizia, una giustizia che i potenti della Terra sanno di poter garantire, ma non vogliono concedere per pura ingordigia”. Tutti sanno da queste parti che la guerra civile, esplosa nel 1983, è in gran parte legata al controllo dell’immenso bacino dell’oro nero presente nelle regioni meridionali.

“Ancora una volta il dio denaro s’impone sul valore sacrosanto dell’uomo”, commenta il vescovo che guarda alla società civile sudanese, e alle chiese in particolare, come l’unica vera realtà capace di ridare speranza al Paese.

“La riconciliazione, il benessere saranno possibili solo se la gente sarà coinvolta nel processo di pace”, stigmatizza monsignor Mazzolari ricordando che “nessun accordo negoziale potrà reggere a lungo se sarà frutto di compromessi o interessi economici".

Sulla pista in terra battuta di Rumbek, ieri pomeriggio, ho visto un Caravan, un piccolo aereo con delle strane insegne sulla fusoliera. Mi hanno spiegato che era stato noleggiato dai ‘marine Usa’ per la ricognizione delle condizioni di vita dei civili americani impegnati in Sud Sudan. Sarà vero? Intanto, tornando a Nairobi, mentre ancora in volo sul cielo sudanese, ho scambiato due parole con il dottor Rosario Iannetti, comboniano, responsabile dell’ospedale di Mapuordit.

Mi dice: “Ho bisogno di volontari e vorrei tanto che qualche giovane medico, farmacista o infermiere in Europa venisse a darmi una mano”. È uno dei tanti messaggi che annoto e porto a casa.

Fonte: http://www.misna.org/ (Pubblicato il 31 agosto 2004) - Letture Totali 70 volte - Torna indietro



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