Libano 2003

Racconti e Articoli di Viaggio

Racconto di viaggio in Libano, di Simona Portaluppi - Inviato il 12 gennaio 2004 da Simona Portaluppi.

Libano 2003

Eccomi qui, in un paese che fino a pochi anni fa era in guerra, un massacro durato quindici anni e del quale riporta ancora chiaramente i segni. Il primo impatto con Beirut è tremendo. Mentre il taxi ci porta in hotel, la strada è un susseguirsi di orribili casermoni tutti uguali, di palazzi fatiscenti crivellati dai proiettili o parzialmente distrutti dai bombardamenti. E' qui che vivono i profughi palestinesi... Avvicinandosi al mare, lo scenario cambia. Palazzine nuove e negozi di ogni genere si alternano a case vecchie e rovinate. Viuzze che pullulano di gente, in parte con abiti islamici, altri vestiti all’europea, rimpiazzano strade polverose punteggiate di profughi.

Il traffico è intenso, l’inquinamento acustico e lo smog si toccano con mano. Molte delle automobili che vedo portano ancora adesivi con “D” o “CH”, evidentemente importate dall’Europa dove sono uscite di produzione da almeno un decennio. La stanchezza comincia a sentirsi. Siamo partiti in ritardo da Milano e il volo ha fatto uno scalo tecnico a Roma per un totale di oltre sei ore.



Arriviamo all'hotel all’ imbrunire. C’è molta gente in strada. Nei paesi arabi si inizia a vivere verso sera, quando la temperatura è più sopportabile.

Il taxista vorrebbe più dei 15 dollari promessi perché, a causa del volo in ritardo, ha dovuto pagare un extra per il posteggio. Considerando che l’aeroporto si trova appena a cinque minuti, ci sembrano già troppi quelli che gli diamo quindi ci rifiutiamo categoricamente. In cambio, ci prendiamo un rosario di insulti in arabo. In mezzo al quartiere di Hamra, a 10 minuti dal lungomare, l'hotel è perfetto, la stanza pulita e spaziosa, dotata di minibar, TV via cavo e aria condizionata, il tutto per 50 dollari al giorno la doppia inclusa la colazione. Che lusso! Ci spalmiamo sul letto e, dopo una doccia, ci buttiamo nella vita della città.

Capire dove siamo esattamente è problematico e trovare la strada giusta per raggiungere la Corniche praticamente impossibile. E’ buio, le strade sono tutte uguali, i taxi ci suonano di continuo, sembra di stare al luna park, ma gira e rigira e finalmente davanti a noi si stagliano - illuminati - i bellissimi faraglioni meglio conosciuti come “Pigeon Rocks”.

Siamo sulla Corniche, il lungomare che costeggia tutta la città, una camminata di circa tre chilometri che sembrerebbe strappato di forza da Miami tanti sono i Pizza Hut, i Mcdonalds, gli Starbucks e i caffè eleganti se non fosse per il traffico caotico, le donne velate e la sporcizia.



La strada non è sporca in verità, la gente nemmeno, ma basta sporgersi dalla balconata che guarda sul mare per vedere una discarica a cielo aperto. C'è di tutto: vetro, plastica, cartoni... che sia un modo come un altro per ovviare al problema della raccolta differenziata? Facciamo finta di nulla e continuiamo a passeggiare. Ci sono uomini che ci vogliono far foto ricordo, altri che vendono pannocchie abbrustolite, altri ancora pane arabo ai semi di sesamo o caffè in bicchieri di plastica. Tutti hanno un piccolo banchetto con le rotelle con cui vanno avanti e indietro. Assaporo l’aria fresca, il profumo del tabacco di mela dei narghilè, gli odori, la musica araba sparata a mille dalle autoradio delle macchine in corsa.

Osservo le famiglie, le coppie, i bambini, tutti di carnagione abbastanza chiara, i lineamenti tra l’arabo e l’italiano. Mi stupisco davanti all’abbigliamento, soprattutto quello femminile, molto più “moderno” di quanto pensassi. Si vede che la presenza di popolazione di religione cristiana è preponderante. Ci allarmiamo di fronte al passaggio di un convoglio di mezzi cingolati, scortati da un buon numero di camion militari, ma ci abitueremo. Il soldato con mitra in mano fa parte del paesaggio del Libano come i meli e le moschee. Prima di tornare in albergo, non possiamo fare a meno di assaporare il nostro primo shwarma (pezzetti di carne di montone o pollo misti a insalata e salsa di yogurt rinchiusi in un panino arabo arrotolato) libanese. continua "Libano 2003" (Pubblicato il 12 gennaio 2004) - Letture Totali 240 volte - Torna indietro



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